La Centrale dei Rischi di Banca d’Italia: capirne il funzionamento è di vitale importanza per una PMI – Ep. 10

Ep. 10 – La Centrale dei Rischi di Banca d’Italia

MCM Il podcast di diritto per le piccole e medie imprese

Conoscete il funzionamento della Centrale dei Rischi e l’incidenza che le informazioni inserite in questa banca dati può avere sul ^merito creditizio^ vostro e della vostra società?

Nella decima puntata di MCM il podcast di diritto per le piccole e medie imprese vi spiegheremo che cosa è la Centrale dei Rischi, come funziona e quali dati raccoglie.

La Centrale dei Rischi rappresenta per la vostra società un importante biglietto da visita, perché ne riproduce la vostra storia creditizia. Per questo motivo è importante conoscerne i meccanismi.

Vi spiegheremo, inoltre, come fare per verificare la vostra situazione in Centrale dei Rischi e quindi l’eventuale presenza di segnalazioni inserite a vostro carico od a carico della vostra società.

Se volete avere le necessarie conoscenze per gestire al meglio i vostri rapporti con gli istituti di credito e gli intermediari finanziari, ascoltate il nostro podcast.

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Materiali:

  1. Richiesta di accesso ai dati –  persone fisiche

  2. Richiesta di accesso ai dati – persone giuridiche

  3. Delega per il ritiro dei dati

  4. Richiesta di scioglimento di legame societario

  5. Approfondimento – Le Centrali Rischi private

Finanziamenti per PMI

Nella puntata di oggi vi presentiamo il bando Manunet 2017 Lombardia, che concede contributi a fondo perduto alle imprese e agli organismi di ricerca lombardi, volti a sostenere la realizzazione di progetti di sviluppo e ricerca transazionali per migliorare la competitività del settore manifatturiero avanzato in Europa.

Per saperne di più su questa nuova opportunità di finanziamento ascoltate il podcast!

Tutta la documentazione relativa al bando è reperibile all seguente indirizzo: http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioBando/servizi-e-informazioni/imprese/ricerca-e-innovazione-per-le-imprese/bnd-manunet-svec/bnd-manunet-svec

Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale (sebbene non fedelissima) dell’episodio n. 10 – La Centrale dei Rischi di Banca d’Italia.

MJ – Welcome to MCM il Podcast di diritto per le piccole e medie imprese! State ascoltando il podcast che si propone di diffondere la conoscenza del diritto civile tra il maggior numero di persone possibili, in particolare tra coloro che non sono professionisti del diritto.

Io sono Matteo Majocchi socio fondatore di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari, ed oggi sono in compagnia della collega di Studio Avvocata Michela Schirò.

MS – Buongiorno a tutti e ben ritrovati a questa nuova puntata del Podcast interamente ideato e realizzato dal nostro studio.

Matteo vogliamo spiegare, a chi ci stesse ascoltando per la prima volta, come si sviluppa questo nostro progetto?

MJ – E’ facilissimo! In ogni puntata del nostro Podcast affrontiamo un argomento di particolare interesse pratico ed attuale, rivolto soprattutto alla realtà delle piccole e medie imprese. E proprio in considerazione del pubblico al quale ci rivolgiamo, le nostre puntate vengono sviluppate con un taglio pratico, cercando di utilizzare un linguaggio che non sia prettamente giuridico od eccessivamente tecnico.

MS – E in questa 10^ puntata, vi parleremo della Centrale dei Rischi di Banca d’Italia, di cui vi illustreremo il funzionamento.

Per le PMI l’interesse pratico a questo argomento è immediato, basti dire che la Centrale dei Rischi rappresenta, per l’impresa, un importante biglietto da visita nei confronti del sistema creditizio, perché ne riproduce la storia creditizia.

Proprio per le funzioni svolte, la Centrale Rischi favorisce l’accesso al credito per la clientela “meritevole”, dall’altra parte, però, può anche rappresentare una grave criticità per una società che si trova ad essere segnalata in Centrale dei Rischi, soprattutto quando viene attestata l’esistenza di crediti in sofferenza.

La Centrale di Rischi, infatti, è la principale banca dati consultata da un istituto di credito prima di concedere un finanziamento (un prestito, un mutuo), al fine di verificare la solvibilità ed affidabilità creditizia del soggetto che ha richiesto il prestito.

Se dunque risultate segnalati in CR come “cattivi pagatori” non solo vedrete ridotta sensibilmente la possibilità di ottenere un prestito od un finanziamento, ma rischiate la chiusura di tutte le altre linee di credito già in corso, anche se queste presentano un andamento regolare nei pagamenti.

Per questo motivo è importante per le società e, in generale, per chiunque acceda al sistema finanziario/creditizio, avere una conoscenza, anche solo iniziale, dei meccanismi della Centrale dei Rischi.

Ed è proprio questo l’obiettivo che ci prefiggiamo con questa puntata del podcast, alla fine del quale vi forniremo anche le istruzioni pratiche per accedere alla Centrale Rischi di Banca d’Italia, così da permettervi di verificare e monitorare la vostra posizione. Sul nostro sito www.studiolegalemcm.it potrete poi trovare alcuni interessanti approfondimenti.

Fatte le sopra dovute premesse, entriamo nel merito di questo podcast.

Matteo, iniziamo con lo spiegare che cosa è la Centrale dei Rischi di Banca d’Italia.

MJ – La Centrale dei rischi è il più importante sistema pubblico di informazione sui rapporti di credito e di garanzia che il sistema finanziario (es. banche, intermediari finanziari) intrattiene con la propria clientela.

Un sistema voluto da Banca d’Italia per rappresentare l’indebitamento della clientela verso le banche e gli intermediari finanziari in genere.

Banca d’Italia, riceve dai vari intermediari le informazioni sui finanziamenti concessi ai singoli clienti, dopodichè associa i dati in capo a ciascun nominativo (ad esempio a ciascuna impresa) e calcola in tal modo l’indebitamento complessivo di quel soggetto verso il sistema creditizio e finanziario.

Tra le principali informazioni che le banche inviano a Banca d’Italia vi sono quelle riguardanti:

  • i prestiti concessi ai propri clienti

  • le fideiussioni e garanzie similari rilasciate DALLE banche a favore dei propri clienti, per le obbligazioni da questi assunte nei confronti di terzi;

  • le garanzie reali e personali rilasciate ALLE banche al fine di garantire le obbligazioni assunte dai clienti, ivi comprese le garanzie rilasciate da soggetti terzi rispetto al cliente che ha ottenuto il finanziamento. E’ l’ipotesi, ad esempio, della fideiussione rilasciata a favore della banca dal socio di una società con l’intento di garantire il prestito ottenuto dalla società stessa.

  • i contratti derivati sottoscritti dai clienti

  • i crediti in ^sofferenza^ ed i passaggi a perdita delle sofferenze, sui quali ci soffermeremo in modo particolare a breve.

Per meglio comprendere quanto il sistema Centrale Rischi riguardi la quotidiana operatività di una qualsiasi impresa, è utile sapere che quando si parla ad esempio di ^prestiti concessi alla clientela^, non ci si riferisce solo alle aperture di credito in conto corrente, ai mutui o ai leasing, ma anche ad operazioni “commerciali”, che potremmo definire ^ordinarie^, quali l’anticipo su effetti salvo buon fine, anticipo su fatture, anticipo all’esportazioni, finanziamento a fronte di cessioni di credito effettuate ai sensi dell’art. 1260 c.c.

MS – Matteo vi ha appena illustrato la tipologia di operazioni che, per loro natura, possono essere oggetto di segnalazione in Centrale Rischi, ma occorre sapere che vi sono dei limiti di valore, una soglia minima di censimento.

La normativa di Banca d’Italia stabilisce infatti che i prestiti e le garanzie devono essere segnalati solo se di valore pari o superiore a 30.000,00 euro.

Attenzione però… perché se è vero che i finanziamenti (così come i rapporti di garanzia) al di sotto dei 30.000,00 euro non sono oggetto di inserimento nella Centrale Rischi pubblica di Banca d’Italia è però altrettanto vero che vengono comunque gestiti dalle centrali rischi private, con analoghe conseguenze sulla valutazione del merito creditizio del soggetto segnalato. Potrete trovare una breve nota di approfondimento anche sulle banche dati private sul nostro sito www.studiolegalemcm.it, nella sezione ^Podcast per PMI^.

Un discorso a parte deve essere, invece, fatto per i crediti in sofferenza ed i passaggi a perdita della sofferenza, per i quali non esiste un limite di valore e vanno comunque segnalati, a prescindere dall’importo.

MJ – Ed è proprio sui crediti in sofferenza che vale la pena soffermarsi, perché si tratta della segnalazione più penalizzante per l’impresa o privato che sia, considerate le conseguenze che ne possono derivare.

Essere infatti segnalati in CR a causa dell’esistenza di crediti in sofferenza può comportare non solo la probabile impossibilità di ottenere nuovi finanziamenti, ma anche e soprattutto la revoca di tutti i finanziamenti in essere da parte di tutti gli istituti di credito con i quali si opera. Situazione questa dalla quale possono derivare conseguenze gravi, soprattutto per una società.

A questo punto vi chiederete quando un credito verso una banca debba essere classificato come “sofferenza”, tanto da portare alla segnalazione in CR.

Sia Banca d’Italia che giurisprudenza e dottrina, sono più volte intervenute per chiarire cosa si debba intendere per ^sofferenza^, a fronte di una normativa che non fornisce dei criteri oggetti (e probabilmente sarebbe impossibile stabilirli a priori).

Banca d’Italia ha chiarito che la classificazione di ^sofferenza^ deve essere frutto di una attenta valutazione della complessiva situazione economica e finanziaria del soggetto, per cui la segnalazione non deve scaturire né da meri ritardi (per quanto continui), né da eventuali azioni legali da parte dell’intermediario nei confronti del soggetto affidato o viceversa.

In altre parole, il mero ritardo che trova causa in una illiquidità solo transitoria, non giustifica (o non dovrebbe giustificare) la segnalazione in Centrale dei Rischi.

E lo stesso deve dirsi per il rifiuto ad adempiere motivato da una contestazione del cliente.

In questo senso si sono negli anni pronunciate sia la Corte di Cassazione che i Tribunali.

Che si tratti comunque di un aspetto molto delicato è provato proprio dalle copiose pronunce dei tribunali, indice delle numerose controversie sorte intorno al concetto di “sofferenza”.

E che la segnalazione dei crediti “in sofferenza” sia uno degli aspetti più delicati del sistema informativo rappresentato dalla Centrale Rischi, è confermato dal fatto che il più recente aggiornamento (del 2010) apportato alla normativa di riferimento ha introdotto nuovi ed importanti obblighi informativi a carico delle banche, tra cui:

  • l’obbligo di avvisare il cliente in occasione della prima segnalazione a sofferenza

  • l’obbligo di rettificare ^senza ritardo^ le segnalazioni, a seguito di decisioni in tal senso da parte dell’Autorità Giudiziaria

  • l’obbligo di segnalare eventuali ^contestatazioni^ del cliente avanti a quelle che sono Autorità terze rispetto alle parti (ossia avanti l’Autorità Giudiziaria, il Garante della Privacy, l’Arbitro Bancario Finanziario o Collegi arbitrali).

E ci tengo a segnalare l’estrema rilevanza pratica dell’introdotto obbligo di segnalare l’esistenza di una contestazione, dal momento che tutela il soggetto dalle conseguenze penalizzanti legate all’avvenuta segnalazione per insoluto o sconfino di quel credito.

Tale meccanismo garantisce infatti che tutti gli istituti di credito che accedono alla Centrale Rischi avranno visibilità non solo dell’intervenuta segnalazione ma anche e soprattutto dell’esistenza di una contestazione, e questo dovrebbe essere sufficiente ad impedire quell’effetto domino di revoca degli affidamenti di cui si accennava sopra. Revoca che potrebbe mettere in grave difficoltà qualsiasi società, dal momento che contestualmente alla stessa viene inoltrata dalle banche una diffida per il rientro immediato delle somme.

Il mio consiglio è quello dunque di formalizzare ogni contestazione necessaria, non appena doveste rilevare una qualsiasi anomalia o problematica nella gestione del rapporto bancario con il vostro istituto di credito.

MS – Riassumendo.

Abbiamo fin qui visto che la Centrale dei rischi è uno dei principali data base consultati dagli istituti bancari per verificare il “merito creditizio” vostro o della vostra società.

Gli intermediari finanziari traggono da questo sistema tutti i dati relativi alla vostra esposizione debitoria nei confronti del sistema bancario, e quindi le informazioni sui finanziamenti a voi concessi e sulle garanzie ottenute e rilasciate (ci riferiamo sempre a importi superiori a 30mila euro).

Nello stesso tempo le banche e gli intermediari finanziari possono anche verificare la vostra solvibilità, e quindi l’esistenza di eventuali criticità, evidenziate dalla presenza di crediti in sofferenza o comunque fenomeni di sconfinamento.

La Centrale dei Rischi dà quindi evidenza non solo di quello che è oggi l’ammontare del vostro debito finanziario, ma anche di come state gestendo o avete gestito la vostra esposizione debitoria.

In altre parole, rappresenta l’evoluzione storica del vostro indebitamento finanziario.

La Centrale dei Rischi non si limita quindi a fotografare la situazione creditizia ad un dato giorno ma ne racconta la storia.

In Centrale dei Rischi, gli intermediari possono infatti consultare le informazioni degli ultimi 36 mesi, anzi, sarebbe meglio dire, delle ultime 36 date contabili disponibili.

Consultando la Centrale dei Rischi è possibile quindi sapere quale è stato l’andamento dei vostri debiti finanziari negli ultimi 3 anni o poco più.

Ciò anche con riferimento a finanziamenti che nel frattempo sono stati integralmente rimborsati.

A fronte infatti del rientro integrale di un prestito, cessa l’obbligo della banca di effettuare la segnalazione in Centrale dei Rischi, ma le informazioni storiche presenti negli archivi della Centrale dei Rischi non vengono immediatamente cancellate e potranno continuare ad essere consultate dagli intermediari, entro quel limite massimo dei 36 mesi di cui vi facevo cenno.

Per farvi capire meglio, dovete considerare che gli intermediari devono procedere ad effettuare le segnalazioni periodicamente; ovvero ogni tot giorni (senza entrare in tecnicismi temporali) devono “confermare” che le segnalazioni a carico di un determinato soggetto sono ancora attuali. Quindi, in presenza di un rientro integrale del prestito, l’intermediario non dovrà più effettuare la segnalazione in centrale dei rischi, ma rimarranno consultabili le segnalazioni effettuate in precedentemente, per un periodo di circa 3 anni.

E lo stesso dicasi per un finanziamento che, in virtù dei pagamenti rateali, è sceso al di sotto della soglia minima di 30mila euro; quel finanziamento infatti non verrà più segnalato dall’istituto di credito che l’ha concesso, ma ne rimarrà comunque traccia nelle risultanze storiche della Centrale dei Rischi sempre per un periodo di 36 mesi o poco più.

Occorre tenere inoltre presente che esistono dei tempi tecnici per la trasmissione dei dati in Centrale dei Rischi da parte delle banche, gli aggiornamenti infatti non avvengono in ^tempo reale^.

Laddove, ad esempio, procediate oggi a saldare (totalmente o parzialmente) il debito che vi deriva da un prestito in essere con la vostra banca, di quel pagamento verrà data evidenza solo qualche settimana dopo.

Se quindi avete ricevuto una segnalazione per sofferenza, gli effetti penalizzanti di quella segnalazione potranno protrarsi ancora per alcune settimane, nonostante nel frattempo abbiate regolarizzato la posizione effettuando i necessari pagamenti.

Ed a quel punto potrebbe essersi già innescato quell’effetto domino di revoca di tutti gli affidamenti di cui parlavamo prima.

Illustrato il funzionamento della Centrale di Rischi, vediamo cosa potete fare nel caso in cui troviate a vostro nome una segnalazione in Centrale di Rischi che ritenete errata.

Una segnalazione può essere erronea per due motivi principali:

  • errori materiali quali ad esempio: (i) attribuzione dell’esposizione creditizia ad un soggetto diverso, causata, ad esempio, da ipotesi di omonimia; (ii) indicazione di un’esposizione creditizia o di uno sconfino per un importo maggiore o minore rispetto alla linea di credito accordata al soggetto segnalato;

  • illegittima imputazione di una situazione di sofferenza. Come dicevamo, la segnalazione a sofferenza è una valutazione discrezionale effettuata dalla banca e può capitare che la banca incorra in errori di valutazione.

Cosa fare in questi casi? Occorrerà inviare una formale richiesta di cancellazione/rettifica direttamente alla banca.

Laddove poi la banca, ricevuta la richiesta del cliente, non dovesse spontaneamente procedere alla rettifica della segnalazione, si renderà necessario agire in sede giudiziaria, con l’assistenza di un legale.

Come già vi dicevamo, le controversie portate avanti i Tribunali ed aventi ad oggetto l’errata segnalazione a sofferenza sono numerose, ed in più di un’occasione è stato riconosciuto al soggetto che ha subito questa errata segnalazione un diritto al risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale, quale il danno all’immagine ed alla credibilità.

Con una recentissima sentenza il Tribunale di Mantova ha addirittura riconosciuto ad un soggetto illegittimamente segnalato il diritto al risarcimento per perdita di chance, condannando la banca al pagamento di un danno per oltre 300mila euro.

Nel caso di specie il soggetto segnalato a sofferenza in Centrale dei Rischi è riuscito a provare che a causa dell’illegittimità della suddetta segnalazione gli era stata negata, da un altro istituto di credito, la concessione di un finanziamento bancario che gli serviva per avviare un’impresa diretta alla realizzazione di un impianto fotovoltaico. Si tratta, come capirete, di un caso molto particolare, ma serve per darvi l’idea della gravità delle conseguenze che a volte possono derivare da un illegittima segnalazione in Centrale di Rischi.

MJ – Arrivati fino a qui, avrete certamente compreso l’incidenza della Centrale Rischi nella gestione ordinaria di un’impresa.

E vi starete forse chiedendo se è possibile avere accesso alla Centrale dei Rischi, per verificare la propria situazione e quindi le eventuali segnalazioni presenti a proprio carico.

Ebbene sì, è possibile, gratuito ed anche semplice. Basterà scaricare dal sito di Banca d’Italia l’apposita richiesta ed inoltrarla via pec, posta o fax.

La richiesta di accesso ai dati inviata in nome e per conto di una società, dovrà essere firmata dal legale rappresentante o dal socio.

Anche sul nostro sito internet www.studiolegalemcm.it troverete i moduli da compilare, con tutte le istruzioni.

E’ poi utile sapere che con riguardo alle società in nome collettivo, società semplici, società in accomandita semplice e per azioni nonché per le associazioni professionali, le segnalazioni in Centrale dei Rischi sono accompagnate dall’indicazione della compagine sociale, con riferimento ai nominativi dei soci che rispondono personalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali.

Ovviamente gli intermediari sono chiamati a segnalare gli aggiornamenti della compagine sociale (esempio l’ingresso, l’uscita o l’esdebitazione di uno o più soci). Nello stesso tempo sono tenuti a trasmettere le correzioni di eventuali errori nella compagine sociale.

Tuttavia è bene che quando un soggetto dismette la qualità di “socio” rispetto ad una delle tipologie di società sopra indicate (società di persone, soc in accomandita semplice etc) dovrebbe lui stesso farsi parte diligente (a propria tutela) nel comunicare lo scioglimento del legame societario. Questa comunicazione va diretta sia agli istituti di credito con cui la società intrattiene rapporti sia alla stessa Banca d’Italia, tramite l’apposito modulo (che vi mettiamo a disposizione sempre sul nostro sito www.studiolegalemcm.it).

La medesima comunicazione va inviata nei casi in cui un soggetto apprenda di essere stato erroneamente indicato quale socio di una persona giuridica quando in realtà non ha mai assunto tale qualifica.

Giunti fino a qui, non ci resta che ringraziarvi per l’attenzione, con la speranza di avervi potuto fornire informazioni utili per una migliore gestione dei rapporti con gli istituti di credito, soprattutto con riferimento ad uno degli aspetti più delicati, qual è l’accesso al credito ed ai finanziamenti.

Prima di salutarvi però, come ormai d’abitudine, voglio presentarvi un’interessante opportunità di finanziamento per la vostra piccola o media impresa. Si tratta del nuovo bando Manunet 2017 indetto da Regione Lombardia nell’ambito del bando congiunto transnazionale che porta lo stesso nome ed è finanziato dal programma europeo di finanziamenti Horizon 2020. Ora vi accenno brevemente le caratteristiche del bando indetto da Regione Lombardia, ma – per chi ci ascoltasse da altre regioni – vi ricordo che bandi inerenti al progetto Manunet sono stati indetti anche da Piemonte, Toscana e Puglia.

Nello specifico, questo bando è rivolto a PMI, grandi imprese e organismi di ricerca e finanzia progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale che possano migliorare la competitività del settore manifatturiero in Europa. I fondi a disposizione ammontano ad un milione di Euro e saranno erogati nella forma del contributo a fondo perduto fino ad un massimo di 150.000 euro mila per soggetto. In caso di più soggetti lombardi partecipanti nel medesimo progetto transnazionale il contributo massimo erogabile cumulativamente ammonta a 300.000 euro.

Perché un’impresa possa partecipare a questo bando deve essere regolarmente iscritta al registro delle imprese ed avere una sede operativa attiva in Lombardia (o costituirla entro la prima tranche di erogazione del contributo).

Le domande potranno essere presentate fino al 29 marzo 2017 esclusivamente attraverso il sistema informativo regionale SiAge (raggiungibile all’indirizzo https://www.siage.regione.lombardia.it).

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Qualora vogliate approfondire ulteriormente l’argomento trattato oggi andate su nostro sito www.studiolegalemcm.it e nella sezione dedicata ai Podcast potrete trovare ulteriore materiale sulla Centrale dei Rischi.

Ricordiamo che nei nostri podcast dobbiamo necessariamente semplificare il linguaggio ed il contenuto perché vogliamo divulgare, a più persone possibili, il diritto civile, con contenuti gratuiti; per fare ciò dobbiamo abbandonare un linguaggio eccessivamente tecnico. Nel caso però abbiate esigenze concrete e specifiche vi invitiamo a rivolgervi ad un professionista, che possa esaminare compiutamente tutte le peculiarità del caso concreto.

Vi ringraziamo e vi diamo appuntamento al prossimo episodio di ^MCM il Podcast per le piccole e medie imprese^.

pubblicato il 29 marzo 2017