Il recesso dai contratti: come e quando è possibile recedere da un contratto – Ep. 12

Ep. 12 – Il recesso dai contratti

MCM Il podcast di diritto per le piccole e medie imprese

Avete stipulato un contratto da cui non sapete più come uscire o del quale volete liberarvi?

Dovete stabilire a quali condizioni sia possibile recedere da un contratto e cosa ciò possa comportare per la vostra impresa?

La prassi commerciale impone spesso una lunga durata dei contratti senza prevedere adeguati strumenti per recedere dagli stessi.

Il ns. podcast vi spiega come e quando è possibile recedere da un contratto senza incappare in brutte sorprese o con conseguenze dannose per il vostro business!

Con questa puntata di MCM Il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi spiegheremo cosa è il recesso e come e quando esercitarlo.

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Finanziamenti per PMI

L’opportunità di finanziamento che vi proponiamo nella puntata di oggi è Nuove Imprese a Tasso Zero,  l’incentivo pensato per i giovani e le donne che vogliono avviare una micro o piccola impresa. Le agevolazioni consistono in un finanziamento a tasso zero per progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro e prevede la copertura fino al 75% delle spese totali ammissibili.

Ascoltate il podcast per conoscere tutti i dettagli di questa misura!

Tutta la documentazione relativa all’incentivo Nuove Imprese a Tasso Zero è disponibile sul sito di Invitalia all’indirizzo http://www.invitalia.it/site/new/home/cosa-facciamo/creiamo-nuove-aziende/nuove-imprese-a-tasso-zero.html.

Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale (sebbene non fedelissima) dell’episodio n. 12 – Il recesso dai contratti.

MJ – Bentornati su MCM il podcast di diritto per le piccole e medie imprese! Questa è la 12° puntata, ovvero la 12° “pillola di diritto” che metterà le ali al vostro business, e che noi vi forniamo a titolo completamente gratuito, spinti dalla passione per il diritto civile e dalla nostra mission: aiutare le PMI italiane ad emergere ed eccellere in ogni sfaccettatura del proprio business.

Il nostro podcast, dal taglio pratico, vi spiega il diritto in termini semplici e privi di tecnicismi, per permettervi di sfruttare appieno tutte le opportunità che il nostro ordinamento giuridico vi offre, e garantire così alla vostra impresa o al vostro progetto di crescere ed avere successo.

Io sono Matteo Majocchi, avvocato del foro di Milano e titolare di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari.

Quest’oggi con me c’è il Collega Matteo Molinari, insieme al quale abbiamo preparato questa interessante puntata del podcast.

ML – Un saluto anche da parte mia e grazie a tutti voi che ci seguite e che ci motivate sempre più a portare avanti questo bellissimo progetto.

Un argomento di sicuro interesse per le PMI sono le relazioni commerciali che si sviluppano con i propri fornitori e con i propri clienti.

È noto, tuttavia, che i rapporti commerciali, soprattutto se di lunga durata, hanno alterne vicende e possono, nel loro svolgimento, anche deteriorarsi.

Uno scenario che frequentemente accade è quello di aziende che stipulano contratti di lunga durata: si pensi, ad esempio, ad una fornitura periodica di materia prima o ad un appalto per grandi opere e così via.

Maggiore è la durata di tali rapporti maggiore è naturalmente la possibilità che l’equilibrio contrattuale esistente all’inizio del rapporto possa venire meno col tempo, e potrebbe quindi accadere che una delle parti coinvolte preferisca liberarsi dal vincolo contrattuale.

Tuttavia l’articolo 1372 del Codice Civile dice che il contratto, una volta sottoscritto, ha forza di legge fra le parti, e non può essere sciolto se non con il mutuo consenso delle stesse o per le cause ammesse dalla legge.

MJ – Esattamente.

Allora la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: se la regola prevede che il contratto è vincolante per le parti e non può essere sciolto che con un nuovo accordo delle stesse, è possibile uscire, ovvero liberarsi, da un contratto che, per le più disparate ragioni, non interessa più o non è più conveniente portare sino alla sua naturale scadenza?

La risposta è si. Senza perderci in eccessivi tecnicismi, il nostro ordinamento prevede diversi strumenti che permettono, a seconda delle situazioni, di ottenere questo risultato: la risoluzione, la rescissione e così via.

Oggi, però, vogliamo concentrarci sul diritto di recesso, ovvero l’atto con cui una parte, unilateralmente, si ritira dal contratto. Esso ha la caratteristica è di avere efficacia da subito, ponendo fine al rapporto contrattuale.

Si badi bene, però: il recesso unilaterale di norma non è consentito! Salvo che non lo preveda la legge o non lo pattuiscano le parti nel contratto.

Quindi il diritto di recesso può avere due fonti diverse fra loro: o lo stabilisce la legge o lo prevedono contrattualmente le parti.

Per fare un esempio di diritto di recesso stabilito dalla legge possiamo fare riferimento ad un contratto in cui una parte versa all’altra una caparra: si pensi ad un contratto preliminare di vendita di un immobile. Cosa accade se una delle parti è inadempiente? L’altra può, come abbiamo detto, liberarsi del contratto? In questo caso, la legge (e precisamente l’art. 1385 c.c.) prevede espressamente il diritto di recesso. Vi leggo l’articolo affinché sia più chiaro possibile l’esempio che sto facendo:

«Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra».

Nell’ipotesi, invece, del recesso convenzionale, sono le stesse parti che hanno firmato il contratto a stabilire se, come e quando una o più di loro possano uscire dal contratto. In questo caso, la clausola che attribuisce ad una delle parti la facoltà di recesso deve essere espressa in modo inequivocabile, in modo da non lasciare alcun dubbio circa il fatto che la volontà delle parti è quella di concedere ad una o più di esse la facoltà di recedere dal contratto.

ML – Delineato succintamente che cosa è il recesso, chiariamo da subito la differenza che c’è con la disdetta.

Nella prassi – noi avvocati lo vediamo spessissimo – c’è molta confusione tra le due figure e si tende ad utilizzarle una per l’altra, senza distinzione. È facile leggere in un contratto una clausola che disciplina la disdetta, mentre in realtà si sta parlando di recesso, e viceversa.

Eliminiamo ogni dubbio sul punto: la disdetta impedisce il rinnovo di un contratto di durata: è quindi un rimedio al rinnovo tacito del contratto. La classica clausola che troviamo nei contratti potrebbe essere di questo tenore:

«Il presente contratto ha durata di 2 anni, ovvero dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, e sarà tacitamente rinnovato per un uguale periodo, salvo disdetta data da una delle parti con preavviso scritto di almeno 6 mesi».

È quindi evidente che chi ha scritto questa clausola intendesse dire che il contratto ha una durata ben precisa (2 anni), rinnovabili per ulteriori 2 anni, ma che è possibile evitare che la proroga di ulteriori 2 anni diventi efficace qualora, in qualsiasi momento purchè con un preavviso di almeno 6 mesi rispetto alla scadenza dei primi 2 anni, una della parti non comunichi all’altra la propria volontà di disdire il contratto, e quindi di non prorogarlo di ulteriori 2 anni.

E’ importante qui comprendere che, indipendentemente dal momento in cui la disdetta viene effettuata (purché entro il termine di almeno 6 mesi prima dalla scadenza dei 2 anni s’intende), le parti saranno liberate dal vincolo contrattuale solo al termine dei 2 anni; cioè la disdetta impedisce soltanto il rinnovo tacito del contratto di ulteriori 2 anni, nulla più.

Se una delle parti dopo un anno si avvede di non essere più interessata al contratto, può avvalersi della disdetta per evitare che il contratto, alla sua naturale scadenza: ovvero alla fine del secondo anno, non si prolunghi per altri 2 anni.

Nel caso della disdetta, pertanto, non avremo un effetto immediato: il contratto dovrà essere eseguito sino alla sua naturale scadenza. Si pensi anche alla locazione commerciale di un capannone. Tutti sappiamo che si tratta del classico «6 + 6», per cui comunicare la disdetta prima dello spirare dei primi sei anni, vorrà dire che il contratto durerà solo sei anni, senza possibilità di rinnovo per un uguale periodo.

Dovrebbe essere ora chiara la differenza tra recesso e disdetta: il primo determina lo scioglimento di un contratto in corso, mentre la seconda evita il suo automatico rinnovarsi alla scadenza.

MJ – Fatta chiarezza su questo aspetto, veniamo ora a parlare di quando si esercita il diritto di recesso.

Come abbiamo già detto prima, la legge, sul punto, è chiara: il diritto di recesso costituisce un’eccezione al principio generale dell’irrevocabilità degli impegni negoziali.

Pertanto, secondo la giurisprudenza, esso deve essere vincolato ad un termine preciso o, quanto meno, determinabile. Se così non fosse, infatti, si rischierebbe che l’efficacia del contratto resti nelle mani della parte che può recedere e ciò renderebbe le finalità perseguite con il contratto irrealizzabili.

La legge fissa due regole temporali per il recesso unilaterale, distinguendo tra il recesso che debba essere pattuito all’interno di un contratto ad esecuzione immediata o differita, oppure al recesso che debba essere pattuito all’interno di un contratto ad esecuzione continuata o periodica.

Nella prima ipotesi, ovvero contratto ad esecuzione immediata o differita, il recesso può essere esercitato finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione, sulla base del fatto che, se l’esecuzione del contratto ha già avuto inizio e la prestazione è stata resa, non avrà più senso esercitare il diritto di recesso.

Si pensi, ad esempio, alla vendita di un bene: una volta che il bene è consegnato, non avrebbe più alcuna utilità recedere dal contratto. Diversamente, invece, se il bene deve ancora essere consegnato, sarà possibile interrompere gli effetti del contratto tramite il recesso (ovviamente se previsto dalla legge o da una clausola del contratto stesso).

Nella seconda ipotesi, invece, il recesso può essere esercitato anche successivamente all’inizio dell’esecuzione del contratto, ma non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione.

Ciò significa che, nei contratti di durata, come ad esempio una fornitura pluriennale, sarà possibile recedere anche dopo l’inizio delle prestazioni contrattualmente previste: in questo caso, dal momento di efficacia del recesso vi sono due sostanziali conseguenze: la prima è che tutto quanto accaduto prima è salvo e quindi non è interessato dal recesso; la seconda conseguenza è che il contratto cessa di avere effetti.

In sostanza, il diritto di recesso non ha effetti retroattivi e, quindi, le prestazioni già eseguite non devono essere restituite e quelle in corso di esecuzione non devono essere interrotte.

Aspetto differente, ma altrettanto interessante, è l’aspetto temporale del quando il recesso esplica i suoi effetti. Ebbene, nel diritto di recesso previsto da una clausola contrattuale a favore di una o di entrambe le parti, l’aspetto temporale può essere diversamente disciplinato. Nella prassi si utilizza il cd. preavviso, ovvero al lasso di tempo che deve intercorrere tra la manifestazione di esercizio del diritto di recesso ed il momento in cui il recesso stesso sarà effettivamente operativo.

Per rendere meglio l’idea, vi segnale che spesso troviamo clausole di questo tenore:

«Le parti potranno in qualsiasi momento esercitare il diritto di recesso dal presente contratto, con preavviso scritto di almeno 6 mesi».

Ciò consente di bilanciare gli interessi delle parti perchè chi subisce il recesso dell’altra parte ha comunque un lasso di tempo – 6 mesi nel nostro esempio – per potersi  diciamo preparare al venir meno del contratto, e quindi, immaginiamo, degli effetti positivi che il contratto produceva per quella parte contrattuale.

Chiaramente la durata del preavviso dovrà essere proporzionale alla durata del contratto e, soprattutto, alle conseguenze negative che, si presume, chi subisce il recesso potrebbe subire dallo scioglimento del vincolo contrattuale.

Accanto al preavviso, è poi possibile prevedere che il diritto di recesso possa essere esercitato solo dopo un determinato periodo di tempo, ciò per impedire che il contratto abbia termine per volontà di una delle parti troppo presto.

Una clausola di questo tipo potrebbe avere il seguente tenore:

 «A partire dal 1 gennaio 2018, le parti potranno in qualsiasi momento esercitare il diritto di recesso dal presente contratto, con preavviso scritto di almeno 6 mesi».

ML – Sempre con riferimento all’aspetto temporale, riterrei utile procedere con una breve rassegna di casi pratici, in modo da evidenziare l’importanza del recesso.

Possiamo iniziare dai casi in cui la legge attribuisce ad una delle parti il diritto di recedere dal contratto in qualsiasi momento. In particolare, mi riferisco a:

  • appalto (art. 1671, c.c.) e contratto d’opera (art. 2227, c.c.), caso in cui il committente può recedere anche ad opere o servizi iniziati, purché tenga indenne l’appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno;

  • mandato (art. 1723, c.c.), caso in cui il mandante può revocare il (= recedere dal) mandato;

  • professionisti (art. 2237, c.c.), caso in cui il cliente può recedere dal contratto, pagando al professionista le spese sostenute e le prestazioni svolte;

Altre volte il recesso può essere legato, invece, al verificarsi di un determinato fatto:

  • appalto (art. 1660, c.c.), ipotesi in cui l’appaltatore può recedere nel caso in cui le variazioni al progetto dell’opera da realizzare superino di 1/6 il prezzo complessivo pattuito;

O ancora il recesso è per legge previsto nel caso di contratti a tempo indeterminato:

  • somministrazione (art. 1569, c.c.), caso in cui, se la durata non è stabilita, ciascuna parte può recedere, dando preavviso all’altra (secondo gli usi o con congruo termine);

  • conto corrente (art. 1833, c.c.), caso in cui ciascuna parte può recedere a ciascuna chiusura del conto con un preavviso di 10 giorni;

  • società di persone (art. 2285, c.c.), caso in cui il socio (come parte del contratto di società) può recedere se la società è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita dei soci. Il preavviso deve essere di almeno 3 mesi.

Le implicazioni per la PMI, nella pratica quotidiana, sono evidenti!

MJ – Sono assolutamente d’accordo.

Ora, chiarito il quando, vediamo come si esercita il diritto di recesso.

La parte che intende chiudere il rapporto contrattuale deve inviare all’altra una comunicazione con la quale dichiara di voler recedere dal contratto.

Tale comunicazione dovrà essere il più possibile circostanziata e, quindi, contenere tutti i dati del contratto che ne permettano una facile individuazione, nonché l’inequivocabile espressione della volontà di recedere dal contratto stesso.

La comunicazione, da inviare – raccomandiamo – via raccomandata con ricevuta di ritorno o via PEC, potrebbe essere, ad esempio, la seguente:

Io sottoscritto _______________, e poi indichiamo tutti i nostri dati, con la presente dichiaro di esercitare espressamente il diritto di recesso dal contratto stipulato con Voi/Lei in data __________ e avente ad oggetto ___________.

Di conseguenza, mi ritengo libero definitivamente da ogni obbligo contrattuale nei Vostri/Suoi confronti a far data dal _____________.

(eventualmente) posso anche chiedere formalmente la restituzione di eventuali caparre o cauzioni versate

Ecco, ritengo utile rammentare a tutti che, se foste interessati ad analizzare con più calma quanto abbiamo finora detto in relazione al diritto di recesso, o anche solo a valutare più nel dettaglio le clausole contrattuali che abbiamo letto a titolo esemplificativo, ricordatevi che troverete la trascrizione integrale del  podcast sul nostro sito internet www.studiolegalemcm.it, nella pagina dedicata appunto ai podcast.

ML – Vorrei solo aggiungere che  è anche possibile prevedere che dal recesso derivi il pagamento di un corrispettivo.

La legge (art. 1386 c.c.) sul punto distingue due diverse ipotesi:

  • la caparra penitenziale, con cui la parte può riservarsi il diritto di recedere pagando una somma alla controparte; quindi il recesso non sarà efficace fino a quando non avrò effettuato il pagamento oppure,

  • la multa penitenziale, con cui la parte può riservarsi il diritto di recedere promettendo di pagare una somma alla controparte; quindi il recesso avrà efficacia indipendentemente dall’effettuazione del pagamento, ma io che recedo assumo un’obbligazione di pagamento, un debito insomma, nei confronti dell’altra parte.

Quindi, il recesso non è sempre gratuito. Bisogna sempre tenere a mente che la parte che riceve la comunicazione di recesso, cioè quella che rimane nel contratto, può subire un danno dal mancato proseguimento del rapporto contrattuale e, quindi, in quest’ottica, è chiaro che il pagamento di un prezzo consente di mantenere l’equilibrio che altrimenti si perderebbe a causa del recesso.

MJ – Prima di lasciarvi, vorrei chiudere anche questa puntata, proponendovi un’opportunità di finanziamento che ritengo possa essere interessante per la vostra PMI.

Oggi in particolare vorrei parlarvi di Nuove Imprese a Tasso Zero, un incentivo alla nuova imprenditorialità gestito da Invitalia e pensato per i giovani e le donne che vogliono avviare una micro o piccola impresa.

Nello specifico, la misura si rivolge a tutte quelle imprese costituite in forma societaria da non più di 12 mesi la cui compagine societaria sia composta per oltre metà dei soci da giovani di età compresa fra i 18 e i 35 anni e/o da donne. Possono beneficiare di questo incentivo anche le società non ancora costituite, purchè la costituzione avvenga entro 45 giorni dall’ammissione al finanziamento.

Le agevolazioni sono valide in tutta Italia e prevedono il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro. La durata massima del finanziamento è di 8 anni e potrà essere coperto fino al 75% delle spese totali ammissibili.

Le imprese dovranno poi garantire la restante copertura finanziaria e realizzare gli investimenti entro 24 mesi dalla firma del contratto di finanziamento.

Questa misura ha avuto grande successo negli anni passati, tanto da spingere il Ministero dello Sviluppo Economico a rifinanziarla con ulteriori 100 milioni di euro.

La domanda può essere presentata solo online, tramite l’accesso alla piattaforma informatica di Invitalia. Sarà necessario registrarsi tramite indirizzo di posta elettronica ordinaria e, una volta registrati, si potrà compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e la documentazione da allegare.

Per poter concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata del legale rappresentante della società già costituita al momento della presentazione, oppure dalla persona fisica in qualità di socio o soggetto referente della società costituenda.

Tutte le domande verranno esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione e, dopo una prima verifica formale, Invitalia procederà ad una valutazione di merito anche tramite colloquio diretto con i propri esperti.

Tutta la documentazione relativa a questo incentivo potete trovarla sul sito internet di Invitalia (www.invitalia.it), all’interno del quale troverete anche i moduli necessari per la presentazione della domanda sia da parte di società già costituite sia da parte di società non ancora costituite.

Anche questa puntata, purtroppo – è arrivata al termine. Mi auguro che l’argomento sia stato di vostro Gradimento e che possa valorizzare ed ispirare le Vostre future scelte gestionali.

Io e l’Avvocato Molinari vi ringraziamo per l’attenzione, nella speranza di essere stati esaustivi e di essere riusciti a fornirvi una informazione quanto più completa ed esaustiva su come gestire il recesso quale strumento di uscita da un contratto.

Nel caso abbiate esigenze concrete e specifiche e vogliate valutare se e come sia possibile esercitare il diritto di recesso da un contratto già sottoscritto oppure l’opportunità di inserire la relativa clausola all’interno di un contratto in corso di formazione vi invitiamo a rivolgervi ad un professionista, che possa compiutamente esaminare con voi tutte le possibilità e la sussistenza dei requisiti richiesti. Qualora, riteniate, naturalmente, il nostro studio è a vostra disposizione.

Infine, laddove abbiate trovato questo contenuto interessante, vi invito a condividerlo quanto più possibile con altre persone affinchè anche altri, oltre a voi, possano trarne benefici. Così come vi invito a lasciare la vostra recensione su ITunes nonché a votare il nostro Podcast possibilmente con il massimo dei voti.

Vi ringrazio, vi saluto e, se vorrete, fra un paio di settimane ci troverete ancora qui con un altro interessantissimo episodio di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese.

Arrivederci!

pubblicato il 26 aprile 2017