Cessione d’azienda e successione nei contratti: gli effetti e le implicazioni della cessione d’azienda rispetto ai contratti in essere ed ai debiti/crediti esistenti nel momento in cui l’azienda viene ceduta. – Ep. 13

Ep. 13 – Cessione d’azienda e successione nei contratti

MCM Il podcast di diritto per le piccole e medie imprese

Avete acquistato un’azienda (o un ramo di essa) e qualche vecchio creditore sta bussando alla vostra porta?

Oppure siete interessati ad acquistarne una, ma avete paura che ci sia qualche debito “nascosto”, oppure ancora non sapete bene quali sono le norme che regolano i rapporti contrattuali passati e futuri dell’azienda ceduta?

Con questa puntata di MCM Il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi spiegheremo quali sono gli effetti e le implicazioni della cessione d’azienda, rispetto ai contratti in essere ed ai debiti/crediti esistenti nel momento in cui l’azienda viene ceduta.

Vi parleremo poi brevemente di come funziona la “rottamazione delle liti fiscali”, ovvero la nuova modalità – appena introdotta – di definizione delle controversie con il Fisco.

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Materiali:

  1. Temi di posizionamento

Finanziamenti per PMI

L’opportunità di finanziamento che vi proponiamo nella puntata di oggi è Turismo e Attrattività,  un incentivo a fondo perduto previsto da Regione Lombardia volto a sostenere i progetti di riqualificazione di strutture ricettive alberghiere, extra-alberghiere e di pubblici servizi (quali ristoranti, bar, etc.). Il contributo a fondo perduto è pari al 40% della spesa complessiva ammissibile.

Ascoltate il podcast per conoscere tutti i dettagli di questa opportunità di crescita del vostro business!

Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale (sebbene non fedelissima) dell’episodio n. 13 – Cessione d’azienda e successione nei contratti.

MJ – Buongiorno, eccoci ad una nuova puntata di ^MCM il Podcast di diritto per le piccole e medie imprese^! Siamo arrivati alla 13° puntata di questo podcast, ideato e realizzato integralmente dal nostro studio MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari.

L’obiettivo è quello di diffondere la conoscenza del diritto civile tra coloro che non sono professionisti del diritto, con una particolare attenzione alla realtà delle piccole medie imprese.

Io sono Matteo Majocchi socio fondatore di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari, e voglio iniziare con il ringraziare le tante persone che in questi mesi si sono interessate a questo nuovo progetto e sono diventati nostri assidui ascoltatori. Ricordatevi che per ogni domanda o curiosità che potesse nascere dall’ascolto dei nostri podcast potrete contattarci all’indirizzo email podcast@studiolegalemcm.it o a tutti gli altri recapiti, anche telefonici, che troverete sul nostro sito www.studiolegalemcm.it. Oltre che sul nostro sito, tutte le puntate di ^MCM il Podcast di diritto per le piccole e medie imprese^ sono liberamente accessibili su iTunes o Spreaker.

Oggi sono nuovamente in compagnia della collega di Studio Avvocato Michela Schirò.

MS – Ben ritrovati a tutti voi. Sono contenta Matteo di essere protagonista con te di questa puntata…. la numero 13…il numero portafortuna. Ma si sa che non esiste fortuna senza impegno e preparazione, come infatti ironizzava un famoso golfista Arnold Palmer: «Più mi alleno duramente e più divento fortunato».

E nel nostro lavoro ^impegno^ vuol dire studio, conoscenza, approfondimento ed aggiornamento, quell’attività che facciamo quotidianamente e che con questo nostro progetto abbiamo iniziato a mettere a vostra disposizione. Volutamente diamo a questi nostri interventi un taglio pratico, utilizzando un linguaggio quanto più possibile semplice, così da permettere ad ognuno di acquisire una serie di informazioni, che riteniamo possano essere utili soprattutto per chi vuole avviare, o sta già gestendo, un’attività imprenditoriale e commerciale.

E prendendo spunto da una recente vertenza che ho seguito per conto di una società nostra cliente ho pensato di dedicare questa puntata ad un argomento di sicuro interesse per moltissimi imprenditori, ossia la cessione d’azienda.

Non mi riferisco però all’operazione di acquisizione, in sé considerata, ossia di tutta quell’attività che, partendo dalla lettera di intenti e passando dalla valutazione d’azienda (la c.d. due diligence) porta alla formalizzazione dell’atto di cessione. Al riguardo ci limiteremo solo ad effettuare, all’occorrenza, qualche accenno.

E’, invece, molto più interessante soffermarci su quelli che sono gli effetti e le implicazioni della cessione d’azienda, rispetto ai contratti in essere ed ai debiti/crediti esistenti nel momento in cui l’azienda viene ceduta.

Anche perché, in questi anni di consulenze alle imprese, mi sono resa conto che questi aspetti sono poco conosciuti ai più.

MJ – E’ vero Michela. E’ infatti molto importante sapere che il nostro codice civile disciplina dettagliatamente questi aspetti. Invece, come dicevi tu, nella nostra veste di consulenti d’azienda abbiamo riscontrato che spesso vengono sottovalutati – se non addirittura ignorati – con conseguenze a volte poco piacevoli sulla bontà dell’operazione di trasferimento d’azienda, soprattutto a danno di chi ha acquistato l’azienda, ma a volte anche di chi l’ha venduta.

La stessa valutazione d’azienda (o due diligence che dir si voglia), effettuata prima di formalizzare il trasferimento d’azienda, potrà assumere un peso ed efficacia maggiori se si hanno a propria disposizione le informazioni che stiamo per darvi.

MS – Si tratta di un argomento peraltro sempre attuale, perché il trasferimento d’azienda è uno strumento che risponde a molte esigenze e non necessariamente legate a situazioni patologiche dell’impresa. La cessione o l’acquisto di azienda (o anche solo di alcuni rami d’azienda) può permettere, infatti, all’imprenditore di effettuare nuovi investimenti, in settori d’affari diversi, considerati strategici per l’espansione produttiva o commerciale.

Per fornirvi un quadro quanto più completo possibile, il nostro esame verrà condotto tenendo conto sia del punto di vista del cedente (ossia di colui che vende/cede l’azienda), sia del punto di vista di colui che acquista l’azienda. E tutto quello che vi presenteremo varrà sia per il trasferimento dell’intera azienda che per il trasferimento di uno o più rami d’azienda.

Entrando ora nel merito di questo Podcast, iniziamo a vedere cosa succede ai contratti in essere nel momento in cui l’azienda viene ceduta.

E diciamo subito che questi contratti vengono normalmente trasferiti a favore di chi acquista l’azienda.

MJ – E’ così Michela! E bene infatti sapere che il trasferimento d’azienda non ha ad oggetto solo i beni aziendali (beni immobili, mobili, materiali, immateriali, ad esempio merci, macchinari, brevetti), ma anche i contratti concernenti l’organizzazione ed il funzionamento dell’impresa stessa. Parliamo, ad esempio, dei contratti con i fornitori, di quelli di locazione, compresa la locazione finanziaria (e quindi il leasing). Ed ancora possiamo richiamare i contratti d’assicurazione, di appalto, di concessione degli spazi pubblicitari…e così via, gli esempi possono essere davvero molteplici, riguardando la quotidiana operatività di un’azienda.

Ebbene, con riferimento a questi contratti d’impresa l’art. 2558 c.c. dice espressamente che “se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale”.

Tale norma introduce, dunque, un principio generale di successione automatica nel rapporto contrattuale. Questo comporta che l’acquirente subentra nella posizione contrattuale di colui che ha ceduto l’azienda ed acquisisce i diritti e gli obblighi derivanti da quei contratti.

MS – Per fare un esempio banale, pensiamo al contratto di somministrazione di energia elettrica. Nel momento in cui l’azienda viene ceduta, vi è un subentro automatico nel contratto stesso, senza che sia necessario effettuare alcunchè. L’acquirente quindi, ossia il nuovo proprietario della società, manterrà il diritto a ricevere la somministrazione di energia elettrica, alle stesse condizioni contrattuali previgenti, ed avrà l’obbligo di saldare le fatture emesse dalla società di somministrazione per la fornitura ricevuta.

La finalità di questa norma è, ovviamente, quella di consentire, nel miglior modo possibile, la prosecuzione dell’operatività dell’azienda e salvaguardare l’avviamento aziendale. Sarebbe infatti impensabile dover stipulare ex novo tutti i contratti d’azienda e impresa.

Vi sono però delle eccezioni.

MJ – Esattamente, la regola generale della successione automatica nei contratti, trova due eccezioni: la prima per quei contratti per i quali le parti hanno escluso espressamente la trasferibilità nel contratto di cessione d’azienda; la seconda eccezione riguarda i contratti a “carattere personale

Quanto alla prima eccezione non vi è molto da dire, è lo stesso art. 2558 c.c. che nel dettare la regola generale del subentro automatico nei contratti, prevede che il cedente e l’acquirente dell’azienda possano stipulare un patto contrario, escludendo, appunto, la trasferibilità per taluni contratti. In sede di stipula del contratto di cessione d’azienda le parti dovranno quindi avere l’accortezza di indicare con precisione i contratti per i quali non vogliono che si attui il subentro, ovviamente se vi sono contratti per i quali non si vuole il subentro.

Per i contratti a ^carattere personale^ invece, è escluso il subentro in ragione proprio della loro natura, perché sono contratti per cui i requisiti dell’identità e delle qualità personali dell’imprenditore che cede l’azienda sono stati a suo tempo determinanti per il consenso alla stipula del contratto stesso. Tale esclusione vale indipendentemente dalla volontà delle parti, in quanto il soggetto in questo caso tutelato è il terzo contraente, ossia colui che aveva stipulato il contratto con l’imprenditore e che, in un momento successivo, ha ceduto l’azienda.

Per farvi qualche esempio: la giurisprudenza ritiene contratti a ^carattere personale^, ai sensi dell’art. 2558 c. 1 c.c.: il contratto di associazione in partecipazione ed il contratto di associazione temporanea di impresa.

MS – Vorrei a questo punto soffermarmi brevemente anche sul “destino” del terzo contraente, ossia del soggetto che aveva stipulato il contratto con il proprietario originario dell’azienda (se ci rifacciamo all’esempio che avevamo fatto prima, intendiamo quindi riferirci alla società fornitrice di energia elettrica).

Ecco, il terzo contraente potrà recedere dal contratto soltanto in presenza di due condizioni che entrambi dovranno coesistere contemporaneamente e risultano, piuttosto stringenti: il recesso deve infatti avvenire entro tre mesi dal momento in cui riceve la notizia del trasferimento e – la seconda condizione – è necessario che per recedere il terzo abbia una giusta causa. Il concetto di “giusta causa” non è, per sua natura, di facile individuazione e quindi in ipotesi di recesso è presumibile si possa aprire un contenzioso volto a verificare se effettivamente la motivazione addotta dal terzo contraente possa o meno rappresentare una “giusta causa”.

Il terzo contraente potrebbe sentirsi quindi penalizzato, ma lo scopo che il legislatore si prefigge è sempre quella di tutelare la prosecuzione dell’operatività dell’azienda e salvaguardare l’avviamento aziendale.

Per quanto vi abbiamo appena spiegato, il nostro consiglio, soprattutto se siete il soggetto che ha acquistato l’azienda, è quello di inviare, il prima possibile, una comunicazione per informare dell’avvenuto subentro tutti i soggetti che hanno in essere un contratto con l’azienda. In questo modo infatti i tre mesi per il recesso inizieranno a decorrere il prima possibile, così da evitare incertezze a lungo termine.

MJ – Dopo avervi illustrato la sorte dei contratti in essere ed in esecuzione al momento del trasferimento dell’azienda, vediamo ora cosa invece ne è dei crediti e dei debiti aziendali.

Le norme di riferimento sono gli artt. 2559 e 2560 del codice civile.

L’art. 2559 c.c. stabilisce che la cessione dei crediti ha effetto nei confronti dei terzi dal momento dell’iscrizione della cessione d’azienda presso il Registro delle Imprese.

Ciò significa che in caso di cessione d’azienda ogni credito si trasferisce al cessionario, senza la necessità di una specifica indicazione nell’atto di trasferimento, concetto questo ribadito dalla giurisprudenza.

A fronte di questa regola generale, riteniamo quindi opportuno consigliare di inserire nel contratto di cessione d’azienda una clausola ad hoc, qualora si intenda escludere il subentro per uno o più crediti specifici.

Ma cosa significa esattamente la norma quando dice che la cessione ha effetto nei confronti dei terzi dal momento dell’iscrizione nel Registro delle Imprese?

Innanzitutto, occorre ricordare che il contratto di cessione d’azienda (che è un contratto redatto in forma pubblica o per scrittura privata autenticata) deve essere iscritto e depositato presso il Registro delle Imprese entro 30 giorni dalla stipula. Ebbene da quando il contratto di trasferimento d’azienda è stato iscritto presso il Registro delle Imprese, il debitore sarà tenuto ad effettuare il pagamento a favore del soggetto che ha acquistato l’azienda.

La citata norma prevede però anche che il soggetto che ha acquistato l’azienda (e quindi il credito) non potrà pretendere il pagamento dal debitore laddove quest’ultimo abbia già effettuato il pagamento a favore dell’originario creditore, ignorando, in buona fede, che quest’ultimo aveva nel frattempo ceduto l’azienda.

Ovviamente l’acquirente potrà, invece, rivalersi sul venditore per “recuperare” l’importo a lui spettante ed indebitamente incassato dall’alienante.

MS – Il consiglio che quindi possiamo dare a chi ha acquistato un’azienda (o un ramo d’azienda) è di predisporre ed inviare quanto prima possibile ai debitori (così come risultanti dalle scritture contabili) una comunicazione per informare gli stessi dell’avvenuta cessione, con indicazione del nuovo soggetto giuridico a cui il pagamento dovrà essere fatto. Questo permetterà di ridurre i rischi legati all’incasso dei crediti.

MJ – Parliamo ora dei debiti. La disciplina generale dettata dall’art. 2560 del codice civile, prevede che colui che vende l’azienda risponde dei debiti sorti prima del trasferimento, a meno che i creditori non lo abbiamo espressamente liberato. La ragione di questa previsione è evidentemente quella di tutelare i creditori, avendo questi interesse a non vedersi attribuire un nuovo debitore, magari patrimonialmente meno sicuro rispetto al precedente, senza poter far affidamento sulla situazione patrimoniale del precedente proprietario dell’azienda.

Nello stesso tempo anche colui che ha acquistato l’azienda risponderà dei debiti sorti in un momento precedente al trasferimento, a condizione però che i debiti stessi risultino dai libri contabili obbligatori. L’iscrizione dei debiti nei libri contabili è quindi elemento costitutivo essenziale affinchè il nuovo proprietario dell’azienda possa essere chiamato a rispondere dei debiti sorti precedentemente all’acquisto.

Laddove quindi la suddetta condizione sia soddisfatta, si avrà una responsabilità solidale dell’alienante e dell’acquirente per i debiti aziendali.

Il che significa che il creditore potrà agire nei confronti di entrambi i soggetti e potrà, ad esempio, anche richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti di entrambi.

Ovviamente la posizione debitoria sostanziale rimane in capo a colui che ha ceduto l’azienda, conseguentemente l’acquirente dell’azienda che provveda al pagamento di un debito pregresso dell’azienda potrà poi rivalersi, si dice in via di regresso, sul venditore.

MS – Prima di concludere questo nostra analisi, riteniamo utile esaminare alcune specifiche figure contrattuali di particolare rilievo in situazioni di cessione d’azienda, meritano di essere prese in considerazione due diverse ipotesi: il contratto di locazione immobiliare ed il contratto di lavoro subordinato.

La cessione del contratto di locazione viene disciplinata da una norma speciale, l’art. 36 della legge 392/78. Questa norma risolve il contrasto tra la norma generale dettata in tema di locazione, l’art. 1594 c.c., che vieta in generale al conduttore di cedere il contratto di locazione senza il consenso del locatore (cioè del proprietario dell’immobile) e l’art. 2558 c.c. che, come abbiamo visto, prevede il subentro automatico nei contratti d’azienda.

Il richiamato art. 36 stabilisce, infatti, che laddove venga ceduta l’azienda, il conduttore può con essa cedere il contratto di locazione senza necessità di ottenere il consenso del locatore. Il conduttore deve però comunicare al locatore l’intervenuta cessione a mezzo raccomandata a/r ed entro 30 giorni dal ricevimento della raccomandata il locatore può opporsi alla cessione, ma solo in presenza di gravi motivi (da ricordare che la medesima disciplina vale per il caso di affitto d’azienda).

MJ – Occorre però sapere che, secondo la giurisprudenza, la successione nel contratto di locazione dell’immobile ove è ubicata l’azienda non è automatica, perché non c’è alcun obbligo per l’acquirente dell’azienda di subentrare nel contratto di locazione. Se, quindi, da un lato il conduttore non necessita del consenso del proprietario dell’immobile per cedere il contratto di locazione, dall’altro, affinchè il contratto di locazione venga effettivamente ceduto all’acquirente dell’azienda è necessario che ciò sia espressamente previsto nel contratto di cessione d’azienda. Ne consegue che nel silenzio del contratto di cessione, il contratto di locazione NON si trasmette al cessionario.

La questione ovviamente è rilevante proprio per quelle ipotesi nelle quali l’attività aziendale non possa essere esercitata altrove e pertanto il contratto di locazione diventa oggettivamente essenziale per lo svolgimento dell’attività.

E’ bene quindi che nel contratto di cessione d’azienda le parti prevedano espressamente il subentro nel contratto di locazione.

MS – E’ anche importante segnalare che il locatore potrà agire contro quest’ultimo qualora il cessionario (ossia colui che ha acquistato l’azienda) non adempie alle obbligazioni assunte (prima fra tutte il pagamento del canone di locazione). Questo a condizione che il locatore (proprietario dell’immobile) non abbia espressamente liberato il cedente (suo originario conduttore) da tale responsabilità.

Salvo quindi la presenza di questa “liberatoria”, il cedente potrebbe essere chiamato a rispondere dei canoni di locazione non pagati da colui che gli ha acquistato l’azienda.

L’interesse del cedente sarebbe quindi quello di ottenere dal locatore la liberatoria, ma nella pratica si tratta di una dichiarazione che difficilmente il locatore rilascerà, in quanto non ne ha alcuna convenienza, perché la normativa gli fornisce una garanzia in più rispetto all’incasso dei canoni di locazione.

Vi segnalo in ogni caso che quella posta a carico del cedente è una responsabilità c.d. sussidiaria, nel senso che il proprietario dell’immobile potrà agire nei confronti di colui che ha ceduto l’azienda solo dopo aver formalizzato una intimazione formale di pagamento nei confronti del nuovo conduttore, intimazione rimasta inevasa da quest’ultimo.

Cosa succede quindi se colui che ha acquistato l’azienda non paga i canoni relativi al contratto di locazione in cui è subentrato? Il proprietario dell’immobile potrà richiedere lo sfratto per morosità e l’emissione del decreto ingiuntivo nei confronti sia del conduttore originario (ossia colui che ha venduto l’azienda) sia del nuovo conduttore (ossia di colui che ha acquistato l’azienda).

Questa disciplina è propria del contratto di locazione e presenta delle peculiarità rispetto alla responsabilità solidale nei debiti di cui vi parlavamo poco fa.

Quando infatti poco fa vi parlavamo di responsabilità solidali per i debiti aziendali, ci riferivamo ai debiti sorti precedentemente alla cessione d’azienda per i quali il cedente risponde solidamente con colui che ha acquistato l’azienda. Per contro dei debiti sorti successivamente alla cessione risponderà esclusivamente il nuovo proprietario dell’azienda.

Per il contratto di locazione è previsto, invece, che colui che ha ceduto l’azienda, originario conduttore, risponderà con colui a cui ha venduto all’azienda anche degli eventuali canoni giunti in scadenza successivamente alla cessione. Possiamo dire che si tratta di una sorta responsabilità per eventuali debiti futuri. Quindi se è vero che si tratta di una responsabilità sussidiaria, nei termini che abbiamo già spiegato, rappresenta evidentemente un peso di non poco conto a carico di colui che ha ceduto l’azienda e, con essa, il contratto di locazione dell’immobile.

MJ – Venendo ora ai contratti di lavoro subordinato, l’art. 2112 c.c. prevede che in caso di trasferimento d’azienda il rapporto di lavoro continui con il cessionario ed il lavoratore conservi tutti i relativi diritti, trattasi quindi in questo caso di una successione voluta espressamente dalla legge, indipendentemente dal consenso del lavoratore (o da quello del datore di lavoro).

Ne deriva che in sede di due diligence ovvero di quella valutazione prodromica all’acquisizione dell’azienda, l’acquirente dovrà prestare molta attenzione all’esistenza di rapporti di lavoro subordinato, che sono appunto destinati a proseguire con la cessione dell’azienda. Anche perchè occorre segnalare che il cessionario sarà obbligato in solido con il cedente per tutti i crediti che il lavoratore aveva maturato prima del trasferimento.

In altre parole, chi compra l’azienda potrebbe essere chiamato a pagare tutto ciò che il lavoratore non ha ricevuto in passato da colui che gestiva precedentemente l’azienda, prima di venderla. Il caso più classico è il TFR maturato in un’epoca precedente alla cessione di azienda. Quindi, se troviamo una situazione in cui il TFR maturato dai lavoratori al momento della cessione dell’azienda sia quantificabile in, diciamo, 1.000.000,00 di euro chi acquista potrebbe essere obbligato a pagare l’intero importo.

Per quanto riguarda l’argomento principale di oggi, ovvero la cessione d’azienda, direi che abbiamo detto tutto quello che lo spazio di questo podcast ci permette. Ma abbiamo ancora qualche informazione utile per tutti voi all’ascolto.

MS – Proprio così.

A seguito del recentissimo intervento del legislatore, vogliamo parlarvi della nuova possibilità offerta ai contribuenti di procedere alla definizione agevolata delle liti attualmente pendenti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

Con il D.L. n. 50/2017 è stata infatti prevista la possibilità di realizzare una nuova forma di rottamazione di tutte le liti instaurate, in primo grado, nei confronti dell’Agenzia entro la data del 31 dicembre 2016.

Per poter definire in tal modo le controversie già insorte, è necessario versare l’intero ammontare dei tributi accertati (e fatti oggetto di impugnazione), oltre che gli interessi conteggiati solo fino al sessantesimo giorno dalla notifica dell’atto impositivo. Il grosso vantaggio di questa procedura consiste quindi nel non dover corrispondere nessun importo né a titolo di sanzioni né tantomeno di interessi di mora.

La domanda di definizione agevolata dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2017, data entro la quale andrà inoltre versato almeno il 40% dell’importo totale dovuto (salvo che si preferisca corrispondere direttamente l’intero importo). Il versamento totale dovrà poi avvenire entro due successive rate: una pari all’ulteriore 40% del totale entro il 30 novembre 2017 e l’ultima, per il restante 20%, entro il 30 giugno 2018.

La proposizione della domanda di definizione non sospende automaticamente il giudizio pendente, ma sarà possibile presentare un’apposita richiesta di sospensione al giudice affinchè il processo venga sospeso fino al 10 ottobre 2017. Entro questa data, andrà poi depositata la documentazione che testimonia l’avvenuto deposito della domanda di definizione e il versamento della prima rata e, solo in quel caso, il procedimento potrà rimanere sospeso fino al 31 dicembre 2018 così da consentire l’effettiva definizione della lite.

MJ – Giunti fino a qui, non ci resta che ringraziarvi per l’attenzione, con la speranza di avervi potuto fornire informazioni utili. Per ogni approfondimento ci potrete contattare ai riferimenti di studio presenti sul sito www.studiolegalemcm.it, o anche tramite l’indirizzo email appositamente dedicato podcast@studiolegalemcm.it

Prima di salutarvi però, come ormai d’abitudine, voglio presentarvi un’interessante opportunità di finanziamento per la vostra piccola o media impresa. Si tratta del bando Turismo e Attrattività, una misura volta a sostenere i progetti di riqualificazione di strutture ricettive alberghiere, extra-alberghiere e di pubblici servizi, che abbiano inerenza con uno o più dei sei macro temi previsti da Regione Lombardia e, nello specifico:

  • enogastronomia e food experience;

  • fashion e design;

  • business congressi e incentive;

  • natura e green;

  • sport e turismo attivo;

  • terme e benessere.

Ognuno di questi temi  è a sua volta ripartito in ulteriori specifiche sotto categorie che potete trovare indicate dettagliatamente nel file disponibile fra i materiali di approfondimento nella sezione podcast sul nostro sito web www.studiolegalemcm.it. Si tratta di ulteriori specifiche categorie di posizionamento dell’intervento (fra le quali troviamo ad esempio: cucina biologica e slow food, per l’enogastronomia; o artigianato e gioielli per la categoria fashion e design; oppure ancora trekking e automobilismo per la categoria sport e turismo attivo).

Per valutare l’effettiva afferenza del progetto di intervento a queste categorie verrà valutato non solo il progetto in sé, ma anche ad esempio il posizionamento della struttura, il suo contesto e gli obiettivi competitivi del progetto.

Per fare un esempio pratico, qualora si trattasse di interventi di riqualificazione di un bar o di un locale posto in prossimità di un polo fieristico, l’intervento se ben motivato potrebbe rientrare nella categoria “business congressi e incentive”. Andranno quindi di volta in volta verificati i singoli progetti per valutare in quale tema di posizionamento potrà rientrare l’intervento.

Possono presentare domanda tutti i soggetti proprietari delle strutture ricettive alberghiere, extra-alberghiere e dei pubblici servizi, oltre che tutti coloro che gestiscono queste strutture in forza di un valido contratto (di locazione, di affitto d’azienda, ecc..). In particolare, la domanda può essere presentata in forma imprenditoriale dalle Piccole o Medie Imprese (comprese le ditte individuali), oppure in forma non imprenditoriale da soggetti titolari di attività di bed & breakfast che svolgono regolarmente attività economica.

Le risorse stanziate per questo bando sono pari ad Euro 32.000.000,00 ed a ciascun beneficiario potrà essere concesso un contributo a fondo perduto pari al 40% della spesa complessiva ammissibile entro le seguenti soglie:

  • Euro 40.000,00 per i soggetti beneficiari in forma imprenditoriale;

  • Euro 15.000,00 per i soggetti beneficiari in forma non imprenditoriale (bed & breakfast che svolgono regolarmente attività economica).

In ogni caso, l’investimento minimo totale ammissibile non deve essere inferiore ad Euro 20.000,00.

Gli importi indicati si intendono al netto di IVA, ad eccezione dei casi in cui l’IVA sia realmente e definitivamente sostenuta dai soggetti beneficiari e non sia in alcun modo recuperabile, tenendo conto della disciplina fiscale cui sono assoggettati

Le domande di partecipazione potranno essere presentate a partire dalle ore 12.00 del prossimo 15 maggio esclusivamente in forma telematica.

Si tratta di una procedura a sportello, quindi le domande verranno esaminate nell’ordine di presentazione e solo fino ad esaurimento delle risorse. Per questo motivo, qualora siate interessati a presentare la vostra domanda è importante avere già idea delle spese da sostenere e degli interventi da effettuare alla data del 15 maggio, così da poter depositare tempestivamente in tale data la domanda di partecipazione.

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Qualora vogliate approfondire ulteriormente l’argomento trattato oggi andate su nostro sito www.studiolegalemcm.it e nella sezione dedicata ai Podcast potrete trovare ulteriore materiale sulla Centrale dei Rischi.

Ricordiamo che nei nostri podcast dobbiamo necessariamente semplificare il linguaggio ed il contenuto perché vogliamo divulgare, a più persone possibili, il diritto civile, con contenuti gratuiti; per fare ciò dobbiamo abbandonare un linguaggio eccessivamente tecnico. Nel caso però abbiate esigenze concrete e specifiche vi invitiamo a rivolgervi ad un professionista, che possa esaminare compiutamente tutte le peculiarità del caso concreto.

Vi ringraziamo e vi diamo appuntamento al prossimo episodio di ^MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese^.

pubblicato il 10 maggio 2017