La cessione del credito ed il factoring: le nozioni indispensabili per un utilizzo consapevole della cessione dei crediti, nonché le accortezze che è bene adottare. – Ep. 16

Ep. 16 – La cessione del credito

MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese

State pensando di finanziare la vostra azienda attraverso la cessione di alcuni crediti, oppure di sfruttare l’opportunità connessa al loro acquisto? Non conoscete tuttavia quali opzioni vi offre l’ordinamento giuridico e quali eventuali rischi siano connessi a questo tipo di operazione?

Con questa puntata di MCM Il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi forniremo le nozioni indispensabili per un utilizzo consapevole della cessione dei crediti, nonché le accortezze che è bene adottare.

Vi parleremo, altresì, del contratto di factoring e della possibilità di cedere, anche in massa, i crediti della vostra azienda ad una banca o ad un intermediario finanziario.

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Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale (sebbene assolutamente non fedele) dell’episodio n. 16 – La cessione del credito.

MJ – Inizia una nuova puntata di ^MCM il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese^. Ci siamo fatti aspettare un po’ più del solito, e di questo vi chiediamo umilmente scusa, ma per nostra fortuna luglio è stato un mese con una mole di lavoro oggettivamente straordinaria, e poi le ferie d’agosto hanno fatto il resto.

Ma sono sicuro che entro la fine di questa puntata ci avrete perdonato, grazie all’argomento di oggi, particolarmente interessante per le PMI.

Prima, però, una breve, brevissima intro, ad uso e consumo di chi stesse ascoltando in nostro podcast per la prima volta.

Questo è un Podcast ideato e realizzato integralmente dal nostro studio ^MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari^. Oltre che sul nostro sito internet www.studiolegalemcm.it, tutte le puntate di ^MCM il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese^ sono liberamente accessibili tramite iTunes o Spreaker.com.

Nella scelta degli argomenti da trattare, dedichiamo una particolare attenzione alla realtà delle Piccole Medie Imprese, con l’obiettivo di mettere a libera disposizione degli imprenditori le nostre conoscenze, soprattutto nell’ambito del diritto civile in generale, del diritto commerciale e societario, del diritto fallimentare, del diritto bancario, del diritto del lavoro e tributario, dell contrattualistica, del recupero crediti e della compliance aziendale. Siamo consulenti legali d’impresa a 360° e nel confrontarci quotidianamente con gli imprenditori ed i referenti delle società nostre clienti abbiamo compreso l’importanza di utilizzare un linguaggio comune, che sia quanto meno possibile tecnico e giuridico.

Io sono Matteo Majocchi, socio fondatore dello studio ^MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari^ e non mi rimane che introdurre la bravissima collega di Studio Avvocato Michela Schirò.

MS – Un ben ritrovati anche da parte mia.

Oggi vi vogliamo parlare della cessione dei crediti.

Anche i crediti, infatti, possono essere venduti o donati, al pari di quanto succede per qualsiasi bene mobile o immobile che sia.

La cessione del credito è un accordo con cui il creditore trasferisce ad altro soggetto il proprio credito. Con questa operazione si sostituisce, dunque, l’originario creditore con un nuovo creditore.

Nella pratica commerciale la cessione del credito è molto frequente, perché permette di ottenere liquidità immediata, vendendo crediti commerciali non ancora scaduti od esigibili. Per gli imprenditori la cessione del credito può essere considerata come un metodo di finanziamento alternativo. In questo modo il sistema produttivo di un’azienda può più facilmente continuare a funzionare.

Soprattutto per le società (od anche i liberi professionisti), la cessione del credito può concretizzarsi anche per il tramite il sistema bancario, ne sono un esempio le operazioni di sconto o anticipo su fatture (quando – s’intende – vengono costruite nella formula propria della cessione del credito e non del solo mandato all’incasso).

MJ – Si, ed è bene chiarire subito che la cessione del credito è un vero e proprio contratto che viene stipulato tra l’originario creditore (che cede il credito e quindi viene chiamato cedente) ed un terzo soggetto che acquista il credito (quindi detto cessionario).

Solo per dovere di cronaca, cito velocemente il contenuto dell’art. 1260 del codice civile, il quale ci dice che la cessione del credito può avvenire a titolo gratuito, tramite una donazione, oppure a titolo oneroso, ossia dietro pagamento di un corrispettivo da parte di chi acquista il credito. Sono sicuro che siete tutti d’accordo nel concentrarci sulle cessioni a titolo oneroso.

Ben più interessante è sapere che può essere oggetto della cessione anche un credito futuro (purché al momento della conclusione del contratto di cessione sia determinata o determinabile la fonte da cui i crediti deriveranno, anche se propriamente non è necessario che sia già esistente il contratto dal quale il credito futuro dovrebbe sorgere) così come un credito non ancora determinato nell’ammontare (per esempio il credito che una società vanta nei confronti della propria assicurazione a titolo di risarcimento dei danni occorsi a causa dell’incendio di un magazzino può essere ceduto anche prima che quei danni vengano quantificati, e quindi quando il credito non è ancora determinato nel suo ammontare) o ancora può essere oggetto di cessione il credito non ancora esigibile, ossia ad es. il credito portato da una fattura emessa ma non ancora scaduta.

Viene invece esclusa la cessione dei crediti a “carattere strettamente personale”, per i quali la figura del creditore assume rilievo (ossia assume rilievo che il creditore sia quel determinato soggetto e non un altro); l’esempio classico di credito a carattere strettamente personale che viene sempre fatto sui manuali giuridici è quello relativo al credito derivante dall’obbligo di pagamento degli alimenti o, ancora, i crediti di prestazioni lavorative.

Il contratto di cessione non richiede requisiti di forma o particolari formalità, tanto che potrebbe essere stipulato anche verbalmente, ma il nostro consiglio è sempre quello di sottoscrivere un contratto in forma scritta, perché in generale la forma scritta conferisce maggiore certezza all’accordo e dà molte più garanzie e tutele.

Sia nel caso di contratto scritto che in caso di contratto non scritto, il cedente è comunque sempre tenuto a consegnare al cessionario i documenti che provano l’esistenza del credito e che sono in suo possesso. Altrimenti, senza documentazione, chi acquista il credito non sarebbe nelle condizioni di poter pretendere il pagamento dal debitore. E se è stata ceduta solo una parte del credito, allora il cedente è tenuto a dare al cessionario una copia autentica dei documenti (ciò è espressamente previsto dall’art. 1262 c.c.). Il motivo per cui, in caso di cessione parziale del credito, sia necessario consegnare solo una copia autentica, anziché gli originali dei documenti, è facilmente intuibile: in quanto gli originali servono sempre al cedente per pretendere il pagamento di quella parte del credito che non è stata ceduta.

MS – A questo punto potrebbe anche essere il caso di fare una pausa, per distogliere un attimo l’attenzione e far assimilare per bene al nostro cervello i concetti fin qui espressi. Potremmo parlare del tempo o raccontare una barzelletta in modo da prepararci ad altri 5 minuti di concentrazione assoluta sulla cessione del credito. Questo è – quantomeno – ciò che suggeriscono vari esperti di formazione. Ma noi crediamo che il bello del podcast sia proprio il fatto di poterlo ascoltare dove e quando si vuole, così come è possibile fare una pausa durante l’ascolto in qualunque momento ognuno di noi ritenga di stare “perdendo l’attenzione”. Quindi continuiamo senza pausa. A voi la scelta di far riposare un attimo la mente oppure no.

Parliamo quindi dei soggetti che sono interessati dall’operazione di cessione del credito; occorre evidenziare che si tratta di un accordo bilaterale, che interviene tra l’originario creditore ed il soggetto terzo che acquista quel credito.

Il debitore, ossia colui che deve effettuare il pagamento, rimane, invece, estraneo all’accordo.

La disciplina del codice civile prevede, infatti, che il creditore può cedere liberamente il proprio credito, senza necessità del consenso del debitore.

Questo perché normalmente per il debitore è indifferente effettuare il pagamento nei confronti di un soggetto piuttosto che di un altro.

E’ necessario però che il debitore venga informato dell’avvenuta cessione.

Ed infatti il trasferimento del credito ha effetto nei confronti del debitore solo se quest’ultimo l’ha accettato oppure se la cessione gli è stata almeno comunicata.

Se il debitore non ha, invece, avuto notizia della cessione del credito, ma ha provveduto al pagamento successivamente alla cessione in favore dell’originario creditore, sarà liberato dall’obbligazione di pagamento. Non potrà essergli in alcun modo contestato alcunché, purché abbia agito in buona fede, ovvero abbia pagato pur essendo realmente ignaro dell’avvenuta cessione.

Il cessionario (mi riferisco a colui che ha acquistato il credito così da divenire il nuovo creditore) non potrà quindi pretendere che il debitore effettui un nuovo pagamento in suo favore. Potrà quindi unicamente rivolgersi a colui che gli ha venduto il credito, per esigere il pagamento da quest’ultimo.

Se, invece, il debitore è venuto a conoscenza dell’intervenuta cessione del credito, allora è tenuto ad effettuare il pagamento a favore del solo cessionario (ossia del nuovo creditore). Qualora, infatti, il debitore effettuasse il pagamento a favore del creditore originario (pur sapendo che questi non aveva più diritto di riscuotere quelle somme per aver ceduto il credito), allora il cessionario (ossia il nuovo creditore) potrà legittimamente richiedere al debitore il pagamento anche a proprio favore, senza che il debitore possa rifiutarsi di effettuarlo.  In altre parole, il debitore non potrà rifiutarsi di effettuare il pagamento adducendo di aver già pagato il creditore originario, l’unica cosa che potrà fare è di rivolgersi all’originario creditore per richiedergli la restituzione delle somme che gli aveva precedentemente corrisposto ma che non gli erano più dovute. Per il debitore è quindi importante effettuare il pagamento a favore del solo soggetto che sa essere legittimato a ricevere le somme, diversamente rischia di ritrovarsi a pagare due volte, con l’onere e le difficoltà di dover poi agire per ottenere la restituzione delle somme pagate al creditore originario.

MJ – E proprio in ragione del meccanismo che vi abbiamo appena spiegato, il nostro consiglio pratico, sia che abbiate ceduto un credito o che l’abbiate acquistato, è quello di dare immediata notizia al debitore dell’avvenuta cessione, affinché il debitore sappia con esattezza chi è il soggetto che da quel momento è legittimato a riceve il saldo del credito.

E per fare ciò vi consigliamo di utilizzare strumenti idonei a dare certezza al ricevimento della comunicazione, ad esempio tramite l’invio di una raccomandata (o di una pec, che ovviamente – non ci stancheremo mai di dirlo – dovrà essere inviata da un indirizzo pec ed avere come destinatario un altro un indirizzo pec, così da acquisire la stessa efficacia di una raccomandata tradizionale).

E’ poi importante sapere quali sono le garanzie che devono essere fornite da colui che cede il credito a colui che lo acquista. Poiché il cessionario, ossia colui che acquista il credito, si assume tutti i rischi legati all’originaria obbligazione, l’art. 1265 c.c. stabilisce che il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito al tempo della cessione. Questa garanzia è però dovuta solo nell’ipotesi di cessione a titolo oneroso, ossia se il cessionario ha versato al cedente un corrispettivo per il trasferimento.

Se si stratta, invece, di una cessione a titolo gratuito la garanzia è dovuta solo in determinati casi, molto particolari e sui quali non vale la pena oggi di soffermarci.

Dalla garanzia dell’esistenza del credito si distingue, invece, la garanzia della solvenza del debitore ceduto.

L’esistenza del credito, come abbiamo visto, deve essere sempre garantita (nelle cessioni a titolo oneroso), quanto alla garanzia della solvenza del debitore ceduto si distinguono, invece, due ipotesi:

  • la cessione dei crediti pro soluto

  • la cessione dei crediti pro solvendo

Nella cessione pro soluto, il cedente garantisce solo l’esistenza e la validità dei crediti, nella cessione pro solvendo, invece, il cedente garantisce anche il pagamento da parte del debitore, con la conseguenza che se alla scadenza il debitore non avrà adempiuto alla propria obbligazione, e quindi non avrà pagato, allora colui che ha acquistato il credito potrà pretendere la restituzione del corrispettivo dal soggetto che gli ha venduto il credito.

In questo caso, per espressa previsione normativa, il cedente sarà tenuto anche alla restituzione degli interessi, delle spese della cessione e di tutte quelle spese che il cessionario abbia sopportato per l’escussione del debitore, oltre al risarcimento degli eventuali danni patiti

In ogni caso, la garanzia della solvenza del debitore opera solo se è stata espressamente prevista dalle parti, e comunque – anche a fronte di una espressa previsione contrattuale – la garanzia può venire meno se il cessionario (cioè chi ha acquistato il credito) è stato negligente nell’iniziare o nel proseguire l’azione nei confronti del debitore volta al recupero del credito acquistato. Quindi in caso di cessione pro solvendo il cessionario si deve attivare per recuperare il credito dal debitore prima di poter richiedere il pagamento al cedente.

Dal punto di vista dell’imprenditore, lo scopo e l’utilità della cessione del credito pro soluto è quello di poter diciamo “cancellare” dal bilancio i crediti ceduti, in via formale e sostanziale, con i vantaggi che ne conseguono ed il trasferimento del rischio di insolvenza dei debitori.

Se, invece, la cessione avviene nella formula pro solvendo, i crediti ceduti devono permanere in contabilità.

MS – Da ultimo un breve cenno al factoring che è una figura particolare di cessione del credito introdotta dalla legge n. 52 del 1991, con riferimento specifico alla cessione dei ^crediti d’impresa^.

Con il termine factoring si vuole indicare un particolare tipo di contratto con il quale un imprenditore si impegna a cedere alcuni o tutti i crediti presenti e/o futuri scaturiti dalla propria attività imprenditoriale ad una banca o intermediario finanziario che, dietro corrispettivo consistente in una commissione, assume l’obbligo, a sua volta, di fornire una serie di servizi che vanno dalla contabilizzazione, alla gestione, alla riscossione di tutti o di parte di crediti.

Il factoring cela anch’esso un’operazione di finanziamento dell’impresa cliente, laddove è prassi costante che il factor conceda all’impresa cliente anticipazioni sull’ammontare dei crediti gestiti.

Come dicevamo, i crediti ceduti possono essere anche futuri e la cessione può avvenire anche prima che siano stipulati i contratti dai quali gli stessi crediti sorgeranno.

Inoltre, con la legge in parola, è stata legittimata la cessione in massa dei crediti (sia esistenti che futuri). La cessione in massa di crediti futuri può però avere ad oggetto solo crediti che sorgeranno da contratti da stipulare in un periodo di tempo non superiore a ventiquattro mesi.

A differenza ed al contrario di quanto previsto per la cessione dei crediti in generale, nel factoring il cedente garantisce, nei limiti del corrispettivo pattuito, la solvenza del debitore, salvo che non sia diversamente pattuito.

MJ – Giunti fino a qui, non ci resta che ringraziarvi per l’attenzione, con la speranza di avervi potuto fornire informazioni utili. Per ogni approfondimento ci potrete contattare ai riferimenti di studio presenti sul sito www.studiolegalemcm.it, o anche tramite l’indirizzo email appositamente dedicato podcast@studiolegalemcm.it.

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Vi ringraziamo e vi diamo appuntamento al proprio episodio di ^MCM il Podcast di diritto per le Piccole e Medie imprese^.

pubblicato il 6 settembre 2017