Le novità in tema di privacy: si avvicina la data del 25 maggio 2018 quando sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento Ue 2016/679 – Ep. 27 e 28

Ep. 27 e 28 – Le novità in tema di privacy

MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese

Volete sapere se la vostra PMI è pronta al Regolamento europeo in materia di Privacy?

Con questa puntata di MCM Il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi spiegheremo come funziona e cosa bisogna fare per essere compliant al Regolamento!

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Finanziamenti per PMI

Nella prima parte della puntata di oggi vi presentiamo il Voucher pensato dalla Regione Piemonte a sostegno delle imprese artigiane piemontesi, al fine di facilitarne l’ingresso in piattaforme di e-commerce operanti a livello internazionale.

Per saperne di più su questo incentivo, ascoltate il nostro podcast e visitate il sito http://www.regione.piemonte.it/bandipiemonte/cms/finanziamenti/contributi-sostegno-delle-imprese-artigiane-piemontesi-la-realizzazione-e-gestione-0.

Nella seconda parte della puntata dedicata ai patti parasociali abbiamo deciso di parlarvi della “Linea di intervento Controgaranzie”, un finanziamento attivato tramite l’istituzione di un Fondo presso Finlombarda SpA, la finanziaria di Regione Lombardia, per migliorare l’accesso al credito delle PMI e dei liberi professionisti sia in termini di nuovo credito che di diminuzione dei costi delle garanzie.

Tutte le informazioni aggiuntive su questo finanziamento le trovate all’interno della seconda parte del nostro podcast oppure sul sito http://www.fesr.regione.lombardia.it/wps/portal/PROUE/FESR/Bandi/DettaglioBando/Agevolazioni/bnd-Linea-contragaranzie-fesr.

 

Materiali di approfondimento:

  1. Elenco confidi convenzionati Linea controgaranzie

Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale degli episodi n. 27 – Le novità in tema di privacy – I parte e n. 28 – Le novità in tema di privacy – II parte.

MJ – State ascoltando MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese!

Benvenuti a tutti: sia a chi già ci conosce sia a chi ci ascolta per la prima volta.

Abbiamo creato questo podcast per diffondere in modo semplice e non eccessivamente tecnico concetti di natura giuridica che trovano applicazione nella vita di tutti i giorni.

Vi offriamo così uno strumento pratico e di facile consultazione che vi sia di supporto nella gestione della Vs. impresa.

L’appuntamento con il podcast è ogni 15 giorni e in ogni puntata selezioniamo e approfondiamo un tema giuridico che riteniamo sia di interesse o di particolare utilità.

Io sono Matteo Majocchi, avvocato del foro di Milano e titolare di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari.

In questa puntata del podcast e nella prossima, insieme con Matteo Molinari, vi parliamo delle novità in tema di privacy che a breve dovranno essere applicate in Italia e coinvolgono tutte le PMI.

Per qualsiasi domanda o dubbio o semplicemente per sottoporci un caso pratico, scriveteci all’indirizzo e.mail podcast@studiolegalemcm.it. Sarà per noi un piacere darvi riscontro e approfondire ogni quesito.

Nell’apposita sezione podcast del nostro sito www.studiolegalemcm.it, potrete poi scaricare i materiali collegati a questa puntata!

Buon ascolto!

ML – Benvenuti anche da parte mia al podcast di MCM.

Oggi parliamo di privacy e del regolamento europeo n. 679/2016.

Si avvicina infatti la data del 25 maggio 2018 quando sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento Ue 2016/679, denominato anche GDPR ovvero General Data Protection Regulation – relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali.

Il Regolamento nasce da precise esigenze, come indicato dalla stessa Commissione Ue, di:

  • certezza giuridica,

  • armonizzazione e

  • maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo.

Si tratta di una risposta, necessaria e urgente, alle sfide poste dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati personali sempre più avvertite dai cittadini Ue.

In estrema sintesi col Regolamento:

  • si introducono regole più chiare su informativa e consenso;

  • vengono definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;

  • vengono poste le basi per l’esercizio di nuovi diritti;

  • vengono stabiliti criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell’Ue;

  • vengono fissate norme rigorose per i casi di violazione dei dati: il cd.  data breach.

Le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato Ue.

Tutte le aziende, ovunque stabilite, dovranno quindi rispettare le nuove regole.

Imprese ed enti avranno più responsabilità e in caso di inosservanza delle regole rischiano pesanti sanzioni.

MJ – Se questo è il quadro generale, vediamo ora di addentrarci nella novità introdotte dal Regolamento e di capire come impatteranno sulla vita delle PMI.

Per arrivare a ciò, è necessario partire dai principi ispiratori della nuova normativa che ora andiamo a descrivervi brevemente.

Partirei dalla…

  • maggiore garanzia per i soggetti tutelati. Il Regolamento prevede regole più chiare in materia di informativa e consenso, definisce i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali, pone le basi per l’esercizio di nuovi diritti, e stabilisce criteri rigorosi per il trasferimento dei dati al di fuori dell’Ue e per i casi di violazione dei dati personali (cd. data breach).

  • espressione del consenso. Come già accade oggi, il consenso dell’interessato al trattamento dei dati personali dovrà essere preventivo e inequivocabile. Il consenso dovrà ora essere anche «esplicito». Viene esclusa ogni forma di consenso tacito.

  • Le decisioni che producono effetti giuridici (come, la concessione di un prestito) non potranno essere basate esclusivamente sul trattamento automatizzato dei dati (ad esempio, la profilazione), salvo il caso in cui l’interessato abbia rilasciato un consenso esplicito al trattamento. Gli interessati, in ogni caso, avranno il diritto di opporsi alla decisione adottata sulla base di un trattamento automatizzato o il diritto di ottenere anche l’intervento umano rispetto alla decisione stessa. Se il trattamento è finalizzato ad attività di marketing diretto, l’interessato ha sempre il diritto di opporsi alla profilazione.

  • diritto all’oblio. Gli interessati potranno ottenere la cancellazione dei propri dati personali anche on line da parte del titolare del trattamento qualora ricorrano alcune condizioni previste dal Regolamento: se i dati sono trattati solo sulla base del consenso; se i dati non sono più necessari per gli scopi rispetto ai quali sono stati raccolti; se i dati sono trattati illecitamente; oppure se l’interessato si oppone legittimamente al loro trattamento. A questo diritto si accompagna l’obbligo per il titolare del trattamento che ha pubblicato i dati di comunicare la richiesta di cancellazione a chiunque li stia trattando, nei limiti di quanto tecnicamente possibile.

ML – Accanto a questi principi, ne rammento altri 3 di fondamentale importanza:

  • mercato digitale. Il Regolamento introduce il diritto alla «portabilità» dei propri dati personali per trasferirli da un titolare del trattamento ad un altro. Si potrà cambiare il provider di posta elettronica senza perdere i contatti e i messaggi salvati. Ci saranno però alcune eccezioni che non consentono l’esercizio del diritto: in particolare, quando si tratta di dati contenuti in archivi di interesse pubblico, come ad esempio le anagrafi.

  • data breach. Il titolare del trattamento è tenuto a comunicare eventuali violazioni dei dati personali (data breach) all’Autorità nazionale di protezione dei dati. Se la violazione dei dati rappresenta una minaccia per i diritti e le libertà delle persone, il titolare dovrà informare in modo chiaro, semplice e immediato anche tutti gli interessati e offrire indicazioni su come intende limitare le possibili conseguenze negative.

  • «privacy by default» e «privacy by design». Il Regolamento promuove la responsabilizzazione (cd. accountability) dei titolari del Trattamento e l’adozione di approcci e politiche che tengano conto costantemente del rischio che un determinato trattamento di dati personali può comportare per i diritti e le libertà degli interessati.

Il principio chiave diventa quello del cd. «privacy by design», ossia garantire la protezione dei dati fin dalla fase di ideazione e progettazione di un trattamento o di un sistema, e adottare comportamenti che consentano di prevenire possibili problematiche.

Ad esempio, è previsto l’obbligo di effettuare valutazioni di impatto prima di procedere ad un trattamento di dati che presenti rischi elevati per i diritti delle persone, consultando l’Autorità di protezione dei dati in caso di dubbi.

Viene inoltre introdotta la figura del cd. «Responsabile della protezione dei dati» (Data Protection Officer o DPO), incaricato di assicurare una gestione corretta dei dati personali nelle imprese e negli enti.

Accanto, troviamo il principio del cd. «privacy by default», secondo cui, per impostazione predefinita, le imprese dovrebbero trattare solo i dati personali nella misura necessaria e sufficiente per le finalità previste e per il periodo strettamente necessario a tali fini.

Occorre, quindi, progettare il sistema di trattamento di dati garantendo la non eccessività dei dati raccolti.

MJ – Il Regolamento, come abbiamo appena visto, introduce numerose novità rispetto all’attuale disciplina.

Ciò cosa comporta? Quali sono le attività da porre in essere per rispettare le nuove norme?

Per permettere alla Vs. PMI di essere compliant alle disposizioni introdotte dal Regolamento, è infatti necessario adottare una serie di accorgimenti che di seguito andremo a passare in rassegna.

La prima area di intervento e forse la più importante è capire se si rispetta il Regolamento o no.

Ma come si fa a saperlo?

ML – Con uno strumento, previsto dal Regolamento stesso, che si chiama Data Protection Impact Assessment (o DPIA).

Il Regolamento, infatti, impone ai titolari di mettere in atto misure idonee a garantire ed essere in grado di dimostrare l’osservanza del Regolamento stesso, tenendo conto, fra gli altri, dei «rischi aventi probabilità e gravità diverse per i diritti e le libertà delle persone fisiche».

Ecco, DPIA è proprio la valutazione di impatto sulla protezione dei dati.

Essa è ispirata al principio di accountability, ovvero della responsabilità, al quale abbiamo fatto cenno in precedenza e si sostanzia in una procedura finalizzata a:

  • descrivere il trattamento,

  • valutarne necessità e proporzionalità, e

  • facilitare la gestione dei rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche derivanti dal trattamento dei loro dati personali (attraverso la valutazione di tali rischi e la definizione delle misure idonee ad affrontarli).

MJ – Esattamente!

La DPIA è una procedura che permette di realizzare e dimostrare la conformità con le norme del Regolamento.

Sebbene la DPIA non sia obbligatoria per tutti i trattamenti di dati, essa è altamente caldeggiata in quanto la semplice circostanza per cui non siano soddisfatte le condizioni che generano un obbligo di condurre la DPIA non riduce in alcun modo l’obbligo più generale cui soggiacciono i titolari di mettere in atto misure finalizzate a gestire in modo idoneo i rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Nella pratica, ciò significa che i titolari devono valutare in modo continuativo i rischi creati dai propri trattamenti così da individuare quelle situazioni in cui una determinata tipologia di trattamenti «può presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche».

L’inosservanza degli obblighi concernenti la DPIA può comportare l’imposizione di sanzioni pecuniarie da parte della competente Autorità di controllo, sulle quali torneremo più avanti.

Si consiglia la revisione della DPIA su base almeno triennale o in caso di pubblicazione di nuove norme di legge che rendano necessarie implementazioni.

ML – La DPIA identifica gli eventuali gap nei processi e i rischi ai quali sono esposti i dati.

Ma poi? Come bisogna reagire nel caso in cui questi gap vi siano e, magari, siano anche di notevole importanza?

Non dimentichiamo che non sono poi così rari i casi in cui una PMI sia del tutto sprovvista di strumenti per l’attuazione del corretto e sicuro trattamento dei dati!

Bisogna allora ricorrere ad una adeguata pianificazione dei processi per creare e/o integrare un modello di gestione della privacy.

Questo procedimento passa attraverso:

  • una nuova mappatura dei processi interni, tenendo in considerazione le attività da svolgersi;

  • la nomina del responsabile del trattamento, di cui parleremo più avanti; e, infine,

  • una nuova mappatura degli applicativi, per la verifica delle modalità di trattamento dei dati.

L’aspetto tecnologico – che sovente porta alla riorganizzazione delle infrastrutture già esistenti – è di fondamentale importanza e complementare all’analisi legale dei procedimenti interni che la PMI adotta per il trattamento dei dati.

MJ – Siamo così giunti alla conclusione della prima parte del nostro podcast in tema di privacy!

La prossima puntata sarà interessantissima!

Concluderemo il tema privacy, parlando del Responsabile Protezione Dati (o RPD), dell’istituzione del Registro delle attività di trattamento e delle sanzioni in caso di mancato rispetto del Regolamento.

Quindi, non perdete il prossimo podcast!

Chiudo anche questa puntata con la segnalazione di un finanziamento che ritengo possa essere interessante per la vostra PMI.

Oggi in particolare voglio parlarvi del Voucher pensato dalla Regione Piemonte a sostegno delle imprese artigiane piemontesi, al fine di facilitarne l’ingresso in piattaforme di e-commerce operanti a livello internazionale.

Per beneficiare dell’intervento le imprese artigiane dovranno sostenere (o aver sostenuto), per tale finalità, una spesa nel periodo che va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018 e l’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto, fino al 75% della spesa ammissibile sostenuta e, comunque, non superiore ad Euro 1.500,00.

Una volta sostenuta la spesa, la domanda dovrà essere inoltrata esclusivamente in modalità telematiche, tramite indirizzo di posta elettronica certificata, all’inizio del prossimo anno e precisamente a partire dal 2 gennaio 2019, fino al 28 febbraio 2019.

Potete trovare tutti gli approfondimenti relativi al Voucher sul sito della Regione Piemonte, nella sezione finanziamenti.

Vi chiediamo, laddove abbiate trovato questo contenuto interessante, di condividerlo quanto più possibile con altre persone affinché anche altri, oltre a voi, possano trarne benefici. Così come vi invito a lasciare la vostra recensione su ITunes nonché a votare il nostro Podcast possibilmente con il massimo dei voti.

Un ringraziamento e un saluto a tutti!

Ci aggiorniamo a breve con una nuova puntata di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese.

Arrivederci!

pubblicato il 14 marzo 2018

MJ – Un benvenuto a MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese!

Nel nostro podcast affrontiamo in modo semplice, pratico e di facile consultazione alcuni temi di diritto che possono interessarvi o esservi utile nella gestione della Vs. PMI.

Io sono Matteo Majocchi, avvocato del foro di Milano e titolare di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari.

Quest’oggi, insieme a Matteo Molinari, concludiamo il podcast in materia di privacy e delle novità che porterà il Regolamento Europeo 679/2016.

Vi ricordo brevemente che per ogni dubbio o quesito potete scriverci all’indirizzo e.mail podcast@studiolegalemcm.it, mentre nell’apposita sezione podcast del nostro sito www.studiolegalemcm.it, potrete poi scaricare i materiali collegati a questa puntata!

Dopo avervi illustrato i principi alla base della disciplina della privacy e avervi introdotti ai passi da compiere per poter affermare di essere rispettosi della nuova normativa, andiamo a vedere altri importanti aspetti del Regolamento europeo!

ML – Proseguendo l’analisi delle principali aree di intervento, vi voglio ora parlare del Responsabile Protezione Dati (o RPD).

In base al Regolamento, alcuni titolari e responsabili del trattamento sono tenuti a nominare un RPD in via obbligatoria.

Ciò vale per tutte le autorità pubbliche e tutti i soggetti pubblici, indipendentemente dai dati oggetto di trattamento.

Tale imposizione si applica altresì ad altri soggetti che, come attività principale, effettuano un monitoraggio regolare e su larga scala delle persone fisiche ovvero trattano su larga scala categorie particolari di dati personali (dati sensibili).

La nomina di un RPD è obbligatoria in tre casi specifici:

  • se il trattamento è svolto da un’autorità pubblica o da un organismo pubblico;

  • se le attività principali del titolare o del responsabile consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico di interessati su larga scala; oppure

  • se le attività principali del titolare o del responsabile consistono nel trattamento su larga scala di categorie particolari di dati o di dati personali relativi a condanne penali e reati.

Si segnala che è preferibile documentare le valutazioni compiute all’interno dell’azienda per stabilire se si applichi o meno l’obbligo di nomina di un RPD, così da poter dimostrare che l’analisi ha preso in esame correttamente i fattori pertinenti, portando o meno alla nomina.

MJ – Poco fa dicevi che la nomina del RPD è obbligatoria quando le attività principali del titolare o del responsabile consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico di interessati su larga scala.

Vorrei specificare cosa si intende per «attività principali».

Esse riguardano le attività primarie ed esulano dal trattamento dei dati personali come attività accessoria (Considerando 97 del Regolamento).

Ad esempio, si prenda il caso di un’impresa di sicurezza privata incaricata della sorveglianza di più centri commerciali e aree pubbliche.

L’attività principale di tale impresa consiste nella sorveglianza, e questa, a sua volta, è legata in modo inscindibile al trattamento di dati personali.

Ne consegue che anche l’impresa in oggetto deve nominare un RPD.

Analoga valutazione per gli organismi (pubblici e privati) che svolgono determinate attività quali il pagamento delle retribuzioni al personale o la predisposizione di strutture standard di supporto informatico

ML – Veniamo ora a parlare del Registro delle attività di trattamento.

La tenuta del registro delle attività di trattamento, prevista dall’Art. 30 del Regolamento, indica – in generale – una corretta gestione dei trattamenti e, al contempo, permette di dimostrare la compliance al Regolamento stesso.

La norma, infatti, prevede che:

«1. Ogni titolare del trattamento e, ove applicabile, il suo rappresentante tengono un registro delle attività di trattamento svolte sotto la propria responsabilità».

In particolare, il registro delle attività deve essere tenuto in forma scritta, anche in formato elettronico e deve essere esibito all’Autorità di controllo in caso di verifiche.

Sono esentate dalla tenuta del registro delle attività le imprese con meno di 250 dipendenti, a meno che il trattamento effettuato:

  • possa presentare un rischio per i diritti e le libertà degli interessati;

  • il trattamento non sia occasionale; o

  • includa il trattamento di categorie particolari di dati o i dati personali relativi a condanne penali e a reati (e. dati sensibili o giudiziari).

La tenuta del registro è evidentemente sempre utile per una completa ricognizione e valutazione dei trattamenti svolti e, quindi, finalizzata anche all’analisi del rischio di tali trattamenti.

In generale, le Autorità di controllo invitano tutti i titolari a dotarsene, eventualmente inserendo negli stessi ogni elemento utile, anche oltre a quelli minimi previsti dalle norme.

MJ – Esattamente. Ma, nello specifico, di cosa bisogna tenere traccia nel Registro?

Ce lo dice il Regolamento che, all’art. 30 appunto, specifica che il Registro deve contenere:

  1. a) il nome e i dati di contatto del titolare del trattamento e, ove applicabile, del contitolare del trattamento, del rappresentante del titolare del trattamento e del responsabile della protezione dei dati;

  2. b) le finalità del trattamento;

  3. c) una descrizione delle categorie di interessati e delle categorie di dati personali;

  4. d) le categorie di destinatari a cui i dati personali sono stati o saranno comunicati, compresi i destinatari di paesi terzi od organizzazioni internazionali;

  5. e) ove applicabile, i trasferimenti di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale, compresa l’identificazione del paese terzo o dell’organizzazione internazionale e, per i trasferimenti di cui al secondo comma dell’articolo 49, la documentazione delle garanzie adeguate;

  6. f) ove possibile, i termini ultimi previsti per la cancellazione delle diverse categorie di dati;

  7. g) ove possibile, una descrizione generale delle misure di sicurezza tecniche e organizzative di cui all’articolo 32, paragrafo 1.

In conclusione, il Registro tiene nota di tutti gli aspetti rilevanti e, in caso di verifica da parte dell’Autorità, è un efficace supporto per dimostrare di essere rispettosi della normativa, in quanto permette di evidenziare tutti i procedimenti o gli accorgimenti assunti per il trattamento dei dati.

ML – In chiusura, vorrei da ultimo fare un breve cenno alle conseguenze del mancato rispetto del Regolamento.

Siamo, infatti, arrivati alle note dolenti: le sanzioni!

Se le sanzioni penali rimangono di competenza di ogni singolo Stato, quelle amministrative sono state chiaramente definite dal Regolamento.

Chi dovesse disattendere la normativa che troverà applicazione da fine maggio incorrerà nelle sanzioni stabilite dall’art. 83 che vanno da Euro 10.000.000,00 al 2% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente.

Nei casi più gravi possono essere inasprite da Euro 20.000.000,00 al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente.

Accanto a tali sanzioni, di natura pecuniaria, è anche possibile l’Autorità di controllo, facendo ricorso ai propri poteri correttivi possa limitare o vietare un trattamento.

Le conseguenze economiche di una disposizione di questo tipo potrebbero essere anche più gravi di quelle derivanti da una sanzione amministrativa.

Si pensi alle conseguenze che l’impossibilità di effettuare un trattamento potrebbero comportare.

Ad esempio: la sospensione dell’erogazione di un servizio verso i clienti, con le conseguenti possibili cause legali da parte di questi ultimi.

MJ – Siamo giunti al termine di questa importante rassegna sulle novità in tema di privacy e a questa puntata del nostro podcast.

Anche oggi, vi segnalo un finanziamento che ritengo possa essere interessante per la vostra PMI.

Si tratta della “Linea di intervento Controgaranzie”, un finanziamento attivato tramite l’istituzione di un Fondo presso Finlombarda SpA, la finanziaria di Regione Lombardia, per migliorare l’accesso al credito delle PMI e dei liberi professionisti sia in termini di nuovo credito che di diminuzione dei costi delle garanzie.

In particolare, Regione Lombardia interviene mediante il rilascio di controgaranzie gratuite su portafogli di garanzie accessorie rilasciate dai Confidi convenzionati a favore delle banche, nell’interesse di PMI e liberi professionisti i quali  vedono pertanto agevolato il proprio accesso al credito.

La controgaranzia, è gratuita, è concessa nella misura del 50%, non può superare 500 mila euro ed ha durata massima di 84 mesi. Riguarda operazioni finanziarie quali cassa, smobilizzo, liquidità o investimento la cui finalità sia la creazione di nuove imprese o la messa a disposizione di capitale di costituzione o avviamento o espansione o rafforzamento delle attività generali, per realizzazione di nuovi progetti o penetrazione di nuovi mercati o sviluppo di nuovi brevetti o prodotti.

Le domande potranno essere presentate fino al 30 settembre 2018.

Qualora siate interessati potete trovare l’elenco dei Confidi convenzionati pubblicata fra i materiali di approfondimento legati alla puntata di oggi, all’interno della sezione podcast sul nostro sito internet www.studiolegalemcm.it

La puntata di oggi è giunta al termine.

Se la vostra PMI non si è ancora attivata per adeguarsi alla nuova normativa in materia di privacy e temete che il mancato rispetto del Regolamento europeo possa esporvi a sanzioni in caso di controllo dell’Autorità, spero che il ns. podcast vi abbia fornito qualche utile indicazione su come comportarsi e quali decisioni prendere!

Speriamo di essere riusciti a fornirvi un’informazione quanto più completa ed esaustiva su cosa preveda la disciplina della privacy e su quali accorgimenti adottare per rispettarla.

Nel caso in cui abbiate esigenze concrete e specifiche e vogliate valutare se e come sia possibile adeguarsi, vi invitiamo a rivolgervi ad un professionista, che vi possa affiancare nella decisione di adottare questo strumento.

Il nostro Studio è a vostra completa disposizione.

Vi chiediamo, laddove abbiate trovato questo contenuto interessante, di condividerlo quanto più possibile con altre persone affinché anche altri, oltre a voi, possano trarne benefici. Così come vi invito a lasciare la vostra recensione su ITunes nonché a votare il nostro Podcast possibilmente con il massimo dei voti.

Un ringraziamento e un saluto a tutti!

Ci aggiorniamo a breve con una nuova puntata di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese.

Arrivederci!

pubblicato il 29 marzo 2018