I patti parasociali: le regole che possono guidare il processo decisionale fra i soci della Vs. società – Ep. 22 e 23

Ep. 22 e 23 – I patti parasociali

MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese

Siete soci di una PMI e volete stabilire le regole del processo decisionale tra soci della Vs. società? Oppure avete già sottoscritto un patto parasociale e volete sapere come uscirne?

Con questa puntata di MCM Il Podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi spiegheremo come funzionano e quali limiti hanno i patti parasociali, uno strumento pensato per regolare gli assetti proprietari delle PMI!

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Finanziamenti per PMI

Nella prima parte di questa puntata vi presentiamo il bando AL VIA di Regione Lombardia. Si tratta di un finanziamento volto a supportare nuovi investimenti da parte delle PMI nei settori manifatturiero, costruzioni, trasporti e servizi alle imprese e di imprese agromeccaniche, al fine di rilanciare il sistema produttivo.

Per saperne di più su questo incentivo, ascoltate il nostro podcast e visitate il sito http://www.fesr.regione.lombardia.it/wps/portal/PROUE/FESR/Bandi/DettaglioBando/Agevolazioni/bnd-alvia-fesr/bnd-alvia-fesr.

Nella seconda parte della puntata dedicata ai patti parasociali abbiamo deciso di parlarvi del Voucher per la digitalizzazione delle PMI.

Si tratta di un’agevolazione pensata dal Ministero per lo Sviluppo Economico per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, di importo fino a 10 mila euro, per l’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Ascoltate il podcast per un approfondimento sulle caratteristiche di questo intervento!

Per tutta la documentazione potete consultare il sito: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/voucher-digitalizzazione.

 

Materiali di approfondimento:

  1. Sentenza Tribunale di Roma del 28.04.2016;

  2. Sentenza Tribunale di Milano del 13.04.2017.

Non hai voglia di ascoltare i podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale (sebbene assolutamente non fedele) degli episodi n. 22 – I patti parasociali – I parte e n. 23 – I patti parasociali – II parte.

MJ – State ascoltando MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese!

Un caloroso saluto a chi già ci conosce e a coloro che per la prima volta ci ascoltano.

Il nostro podcast vuole essere un mezzo di diffusione di cultura giuridica resa semplice per chi non è un addetto ai lavori o un esperto del settore. Ci proponiamo di offrirvi uno strumento semplice, pratico e di facile consultazione che possa darvi un supporto nella gestione della Vs. impresa.

Ogni 15 giorni, approfondiamo un tema giuridico che reputiamo possa interessarvi o esservi utile.

Io sono Matteo Majocchi, avvocato del foro di Milano e titolare di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari.

Per questa puntata del podcast sono con Matteo Molinari e vi parliamo dei patti parasociali, uno strumento molto diffuso nelle società italiane, siano esse a base familiare o meno.

Per qualsiasi domanda o dubbio o semplicemente per sottoporci un caso pratico, Vi invitiamo a scriverci all’indirizzo e.mail podcast@studiolegalemcm.it. Sarà per noi un piacere darvi riscontro e approfondire ogni quesito.

Nell’apposita sezione podcast del nostro sito www.studiolegalemcm.it, potrete poi scaricare i materiali collegati a questa puntata!

Ora sapete come funziona il ns. podcast.

Addentriamoci, quindi, nel tema dei patti parasociali!

ML – Buongiorno, sono Matteo Molinari e vi do anch’io il benvenuto a questa interessante puntata del podcast di MCM.

Come diceva poco fa Matteo questa puntata e la prossima avranno come tema i patti parasociali.

Spesso si sente parlare di patti parasociali, sindacati di voto, sindacati di blocco, patti di consultazione e altre denominazioni simili.

Ci si chiede: che cosa sono? Quali sono le distinzioni?

Partirei dalla prima domanda: cosa sono i patti parasociali.

Si tratta di contratti veri e propri, stipulati fra tutti o solo alcuni dei soci di una società, che, d’accordo tra di loro, decidono di affiancare allo statuto sociale ulteriori regole di comportamento per la vita societaria.

Come forse sapete, al momento della costituzione di una società, i soci sottoscrivono l’atto costitutivo e, insieme a questo, approvano lo statuto sociale. È un documento che contiene una serie di norme scritte per disciplinare il funzionamento della società. Si pensi alle regole per la convocazione dell’assemblea o la previsione di particolari maggioranze per il voto, oppure ancora il funzionamento dell’organo amministrativo e i compiti ad esso assegnati e via dicendo.

Lo statuto, iscritto al Registro delle Imprese, è conoscibile al pubblico, tramite una banale visura camerale e, pertanto, si dice che è opponibile a tutti (soci sopravvenuti e terzi).

I patti parasociali, invece, sono un fenomeno più ristretto: essi possono interessare solamente alcuni dei soci e esplicano la loro efficacia solamente tra coloro che li hanno sottoscritti. Ciò vuol dire che, mentre lo statuto ha valore cd. erga omnes, i patti in argomento hanno efficacia cd. inter partes, come qualsiasi altro contratto (il Codice Civile stabilisce infatti che il contratto ha valore di legge fra le parti).

Ci si chiede allora: perché sottoscrivere un patto parasociale? Basterebbe infatti inserire le clausole del patto all’interno dello statuto, con l’evidente vantaggio di rendere opponibili a tutti tali pattuizioni.

In realtà, si preferisce sottoscrivere un patto parasociale per diversi ordini di motivi:

  • in primis, il fatto che è più facile l’iter di approvazione del patto non dovendosi passare per un’assemblea straordinaria che modifichi lo statuto.

  • secondariamente, il patto parasociale può – di fatto – stabilire delle alleanze tra soci, che, invece, in base allo statuto non potrebbero attuarsi e, infine, il patto – almeno per quanto riguarda le SRL – può essere mantenuto segreto.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo ora cosa va a disciplinare il patto parasociale.

MJ – Esatto.

Se la premessa vi è sembrata un po’ noiosa – non vogliatecene – affronteremo ora il contenuto vero e proprio di questi contratti.

Il Codice Civile, dal 2003, prevede per le SPA un’espressa disciplina dei patti parasociali.

Come dice l’art. 2341-bis, c.c., infatti, questi patti possono avere per oggetto principalmente:

  1. l’esercizio del diritto di voto;

  2. le limitazioni al trasferimento delle partecipazioni dei soci.

Come è facile intuire, la materia è molto ampia e articolata, perché va a toccare aspetti nevralgici del funzionamento di una società.

Per quanto riguarda l’esercizio del diritto di voto, il patto può contenere delle clausole che impartiscono ai soci firmatari dello stesso le regole secondo cui esprimere il proprio voto in assemblea.

Ciò comporta che si crei una sorta di «assemblea dentro l’assemblea».

In buona sostanza, il patto di sindacato potrà prevedere che, per determinate materie, chi vi ha aderito si impegni (i) ad una preventiva consultazione con gli altri firmatari e (ii) a votare, per il si o per il no, secondo quanto deciso in sede parasociale.

Quindi, gli aderenti al patto, uniti dal vincolo del sindacato, si impegnano, l’uno nei confronti dell’altro, a rispettare quella che sarà la volontà del sindacato stesso esprimendola nell’assemblea della società.

ML – Forse un esempio può rendere più chiaro ciò di cui stiamo parlando:

pensiamo a una società con 3 soci, di cui uno abbia una partecipazione pari al 40% del capitale sociale e gli altri due il 30% ciascuno. In una situazione di questo genere, nessuno dei soci ha la maggioranza necessaria per decidere in assemblea se singolarmente considerato. Al contrario, con la sottoscrizione di un patto parasociale, i soci al 30% ciascuno possono accordarsi tra di loro per votare all’unisono in assemblea, ottenendo così il 60% dei voti e la maggioranza necessaria per guidare la società.

Essi, infatti, potranno nominare gli amministratori, approvare il bilancio, e così via, a discapito del socio con la partecipazione più cospicua (40%) che, da solo, tuttavia non potrà fare nulla.

Analogo scenario si avrebbe laddove il patto di sindacato coinvolgesse il socio al 40% e uno dei due soci al 30%.

All’atto pratico, ciò può voler dire che i soci firmatari del patto parasociale hanno, se mi passate l’espressione poco tecnica, le redini della società.

MJ – Proprio così!

Accanto alla funzione di dirigere l’espressione del diritto di voto in assemblea, i patti parasociali possono anche stabilire dei limiti alla circolazione delle azioni o quote di una società.

Essi, cioè, prevedono delle clausole che vincolano la libera trasferibilità della partecipazione.

È evidente che tali clausole dovranno essere coordinate con lo statuto: se infatti lo statuto della società già prevede un divieto di cessione delle quote o un diritto di prelazione, sarà inutile che il patto parasociale duplichi tali vincoli.

Diverso è, invece, se lo statuto nulla prevede circa la trasferibilità delle quote: in questo caso, infatti, i soggetti aderenti al patto ben potranno stabilire delle regole per la cessione delle proprie partecipazioni.

Si tratta di clausole volte a definire le modalità di cessione delle partecipazioni con il fine di impedire l’ingresso di nuovi soci all’interno della compagine sociale.

ML – Facciamo allora qualche rapido cenno su come si realizzano.

Ciò avviene principalmente con la previsione di:

  • vincoli di alienazione della partecipazione per un determinato periodo di tempo (per esempio: la partecipazione non può essere ceduta per i primi due anni dopo la sottoscrizione del patto);

  • clausole di prelazione e/o gradimento a favore dei soci sindacati (se voglio cedere la partecipazione a terzi, la devo offrire a parità di condizioni agli aderenti al patto parasociale);

  • clausola di cd. tag along: nel caso in cui il socio che voglia vendere la propria partecipazione deve fare in modo che l’acquirente compri anche le partecipazioni degli altri soci aderenti al patto;

  • clausola cd. drag along: prevede la facoltà del socio di maggioranza che voglia vendere la propria quota di pretendere che anche gli altri aderenti al patto cedano la propria partecipazione all’acquirente.

Vi è, quindi, la possibilità di inserire all’interno del patto parasociale uno o più di questi strumenti, con il risultato finale di bloccare la circolazione delle partecipazioni che, appunto, sarà consentita solamente nei casi prestabiliti dai soci aderenti al patto stesso.

MJ – Si conclude così la prima parte del nostro podcast in tema di patti parasociali!

Vi raccomandiamo di non perdere la prossima interessantissima puntata, nella quale avremo modo di parlare di altri aspetti di questi contratti e, in particolare, della loro durata, del regime di pubblicità e di cosa accade quando non sono rispettati.

Non mancate!

Chiudo anche questa puntata con la segnalazione di un finanziamento che ritengo possa essere interessante per la vostra PMI.

Oggi in particolare voglio parlarvi del Bando AL VIA di Regione Lombardia, volto a supportare nuovi investimenti da parte delle PMI, al fine di rilanciare il sistema produttivo mediante la concessione di un finanziamento a medio lungo termine, assistito da una garanzia a valere sul Fondo di Garanzia AL VIA ed abbinato a un contributo a fondo perduto in conto capitale.

Destinatarie di questa iniziativa sono le PMI con sede operativa in Lombardia già costituite e iscritte al Registro delle Imprese da almeno 24 mesi alla data di presentazione della domanda, nei settori manifatturiero, costruzioni, trasporti e servizi alle imprese e di imprese agromeccaniche.

Anche questo bando, come altri che vi abbiamo presentato nel corso delle scorse puntate, si compone di due linee: la Linea Sviluppo Aziendale e la Linea Rilancio Aree Produttive.

La Linea Sviluppo Aziendale finanzia investimenti su programmi di ammodernamento e ampliamento produttivo, da realizzarsi nell’ambito di generici piani di sviluppo aziendale.

La Linea Rilancio Aree Produttive finanzia invece investimenti per lo sviluppo aziendale basati su programmi di ammodernamento e ampliamento produttivo legati a piani di riqualificazione e/o riconversione territoriale di aree produttive.

L’agevolazione è concessa per progetti con spese ammissibili fra i 53.000 Euro e:

  • 3 milioni di Euro per la Linea Sviluppo Aziendale;

  • 6 milioni di Euro per la Linea Rilancio Aree Produttive.

Come dicevamo, si compone di tre diversi interventi:

  • un finanziamento a medio-lungo termine erogato da Finlombarda e dagli intermediari finanziari convenzionati (tra €50.000 e fino a € 2.850.000);

  • una garanzia regionale prestata a titolo gratuito del 70% ad assistere il Finanziamento per il caso di mancato rimborso;

  • un contributo a fondo perduto in conto capitale variabile a seconda della dimensione aziendale e del regime di aiuto scelto.

Il bando è già aperto e le risorse sono ancora disponibili. Le domande dovranno essere presentate tramite il portale SiAge di Regione Lombardia entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

Arrivederci!

pubblicato il 3 gennaio 2018

 

MJ – Bentornati a MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese!

Nel nostro podcast affrontiamo in modo semplice, pratico e di facile consultazione alcuni temi di diritto che possono interessarvi o esservi utile nella gestione della Vs. PMI.

Io sono Matteo Majocchi, avvocato del foro di Milano e titolare di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari.

Quest’oggi, sono ancora con il mio socio Matteo Molinari per portare a termine il podcast in materia di patti parasociali.

Vi ricordo brevemente che per ogni dubbio o quesito potete scriverci all’indirizzo e.mail podcast@studiolegalemcm.it, mentre nell’apposita sezione podcast del nostro sito www.studiolegalemcm.it, potrete poi scaricare i materiali collegati a questa puntata!

Dopo avervi parlato di cosa sono e cosa disciplinano, torniamo ora a parlare di patti parasociali per darvi ulteriori informazioni su questo utile strumento!

ML – I patti parasociali hanno trovato, dopo molti anni di disquisizioni giurisprudenziali e dottrinali, una compiuta disciplina nel caso in cui siano stipulati in una società per azioni.

Gli articoli 2341-bis e 2341-ter c.c., infatti, dettano una serie di regole, di cui tra poco parleremo, che, invece, non valgono nel caso di patti parasociali stipulati nell’ambito delle SRL.

Tra queste regole, è previsto che i patti parasociali in una SPA possano avere una durata non superiore a 5 anni e si intendono stipulati per tale durata anche se le parti hanno previsto una durata superiore.

Pertanto, se leggiamo in un patto parasociale relativo ad una SPA che la durata è di 7 anni, sappiamo già che – per espressa previsione di legge non modificabile dalle parti – il patto in realtà dura 5 anni.

Si tratta, con ogni probabilità, di un falso problema: la norma in argomento (art. 2341-bis, c.c.) infatti prevede che il patto possa essere rinnovato alla scadenza. Sarà quindi sufficiente che le parti, una volta scaduto il patto, decidano di sottoscriverne uno nuovo (che potrà avere o meno uguale contenuto di quello scaduto).

Se, invece, il patto NON prevede un termine di durata, la legge espressamente garantisce il diritto di recesso con preavviso di 180 giorni. La ragione di tale disciplina è facilmente intuibile: se il patto parasociale potesse avere durata indeterminata, il socio/aderente correrebbe il pericolo di rimanere intrappolato nel patto stesso, con il rischio di non poter più, ad esempio, monetizzare il suo investimento nella società. Va sempre tenuto presente che nel tempo la situazione iniziale che ha determinato le parti ad addivenire alla firma del patto parasociale può mutare ed è corretto – oltre che in linea con le generali regole di recesso previste nel nostro ordinamento – che la parte in questo caso possa uscire dal contratto.

Diversamente accade nelle SRL, dove non vi è alcuna regola specifica in tema di patti parasociali e, tanto meno, un richiamo alle regole dettate per le SPA. Ciò significa che in queste società i patti parasociali potranno durare oltre i 5 anni previsti per le SPA e, come vedremo tra poco, non vi è alcun obbligo di renderli pubblici.

MJ – Infatti è così.

Mi ricollego a quanto stavi dicendo poc’anzi sulla distinzione di disciplina tra SRL e SPA.

Come per la durata, anche per la pubblicità non vi sono obblighi qualora restiamo nell’ambito delle SRL. È questa l’ipotesi cui facevamo cenno all’inizio della scorsa puntata in cui un patto parasociale può essere mantenuto segreto!

Ben diverso nel caso delle SPA che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.

L’art. 2341-ter c.c. stabilisce infatti che i patti debbano essere:

  • comunicati alla società;

  • dichiarati in apertura di ogni assemblea della società;

  • trascritti nel verbale di assemblea, da depositarsi poi presso il Registro delle Imprese.

Il mancato rispetto di queste formalità determina l’impossibilità di esercitare il voto per quelle azioni coinvolte nel patto parasociale. Se il voto viene comunque esercitato ed è determinante per una delibera, questa può essere impugnata.

Nel caso, poi, di SPA quotate in borsa i vincoli di pubblicità sono ancora più stringenti (art. 122, D. Lgs. 58/1998) poiché devono essere comunicati alla Consob e pubblicati per estratto sui giornali e il mancato rispetto comporta la nullità del patto!

ML – Da ultimo, vorrei fare un breve cenno ad uno degli aspetti più complessi dei patti parasociali, ovvero quello del loro eventuale inadempimento!

Come forse ricorderete, in apertura della prima puntata, vi abbiamo annoiato facendo una lunga dissertazione sul fatto che il patto parasociale ha forza di legge solamente fra coloro che lo stipulano, mentre lo statuto della società ha un’efficacia più ampia (erga omnes) essendo opponibile a tutti.

Anche la giurisprudenza (Trib. Roma 28.4.2016) ha precisato che:

«Il vincolo che discende dai patti parasociali opera su un terreno esterno a quello dell’organizzazione sociale ed è riferito non alla società (che è, rispetto a tali patti, terza) ma esclusivamente ai soci contraenti, disciplinando i rapporti interni fra di essi in via meramente obbligatoria, con conseguenze soltanto risarcitorie».

La sentenza che ho appena citato riepiloga in modo assolutamente chirurgico la valenza del patto parasociale isolando i 2 aspetti fondamentali: ha efficacia obbligatoria e, se violato, porta al risarcimento del danno.

Il classico esempio è quello del sindacato di blocco:

Tizio e Caio stipulano un patto parasociale con un vincolo alla cedibilità della azioni di cui essi sono titolari. Cosa accade se Caio decide di vendere a terzi le proprie azioni, disattendendo un patto di prelazione in favore di Tizio?

Il contratto con cui Caio ha alienato le sue azioni è valido e efficace e il terzo che le ha acquistate è salvo!

Dunque a Tizio non resterebbe che proporre una causa finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno patito per non aver potuto acquistare le azioni di Caio, come il patto parasociale violato prevedeva.

O ancora, un altro esempio è quello del sindacato di voto:

Tizio e Caio, in sede di patto parasociale, si accordano per votare in un determinato modo in assemblea. Cosa succede se Caio decide di votare in modo difforme agli accordi presi?

Anche in questo caso, il nostro Tizio non potrà far altro che intentare causa nei confronti di Caio per aver violato il patto parasociale e per avergli causato – con l’espressione di un voto difforme a quanto pattuito – un danno.

I terzi e la società in primis, quindi, rimangono totalmente estranei a quanto avviene tra coloro che hanno stipulato un patto parasociale e gli effetti dello stesso patto non vanno oltre i soggetti che lo hanno sottoscritto.

In conclusione, come affermato dalla giurisprudenza, «gli accordi fra soci operano, e trovano la loro esclusiva tutela, sul piano obbligatorio e risarcitorio» (Trib. Milano, 13.4.2017).

MJ – Ritengo che abbiamo toccato tutti i punti più importanti della disciplina dei patti parasociali.

Anche in chiusura di questa puntata, vi segnalo un finanziamento che ritengo possa essere interessante per la vostra PMI.

Sto parlando del Voucher per la digitalizzazione delle PMI, un’agevolazione pensata dal Ministero per lo Sviluppo Economico per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite appunto la concessione di un “voucher”, di importo fino a 10 mila euro, per l’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Il voucher è destinato a coprire un massimo del 50% del totale delle spese ammissibili ed è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;

  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, tramite l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro (come ad esempio il telelavoro);

  • sviluppare soluzioni di e-commerce;

  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;

  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

In ogni caso,  gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher.

Le domande potranno essere presentate dalle imprese tramite procedura informatica, accedendo all’apposita piattaforma online che sarà resa disponibile all’interno del sito del Mise. Il deposito delle domande potrà avvenire a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018, ma già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda.

La puntata di oggi è giunta al termine.

Se siete soci di una PMI e volete stabilire delle regole di funzionamento della Vs. società o avete già sottoscritto un patto parasociale, spero che il ns. podcast vi abbia fornito qualche utile indicazione su come comportarsi e quali decisioni prendere!

Speriamo di essere riusciti a fornirvi un’informazione quanto più completa ed esaustiva su come utilizzare i patti parasociali o come comportarvi qualora ravvisate un inadempimento degli stessi.

Tuttavia, qualora abbiate esigenze concrete e specifiche e vogliate valutare se e come sia possibile fare ricorso a tale strumento, vi invitiamo a rivolgervi ad un professionista, che vi possa affiancare nella decisione di adottare questo strumento.

MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari è a vostra completa disposizione.

Vi chiediamo, laddove abbiate trovato questo contenuto interessante, di condividerlo quanto più possibile con altre persone affinché anche altri, oltre a voi, possano trarne benefici. Così come vi invito a lasciare la vostra recensione su ITunes nonché a votare il nostro Podcast possibilmente con il massimo dei voti.

Un ringraziamento e un saluto a tutti!

Ci aggiorniamo a breve con una nuova puntata di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese.

Arrivederci!

pubblicato il 17 gennaio 2018