Quali procedure bisogna seguire per poter installare in azienda un impianto di videosorveglianza, oppure altri sistemi di sorveglianza dei luoghi o delle operazioni aziendali – Ep. 2

Ep. 2 – La videosorveglianza sui luoghi di lavoro

MCM Il podcast di diritto per le piccole e medie imprese

State valutando l’opportunità di installare in azienda un impianto di videosorveglianza per tutelarvi da eventuali furti o per monitorare gli ambienti di lavoro? Vi siete scoraggiati di fronte alle necessarie procedure burocratiche da seguire? Oppure avete già provveduto all’installazione, ma non siete certi di aver rispettato tutte le dettagliate disposizioni in materia?

Nella seconda puntata di MCM il podcast di diritto per le piccole e medie imprese, troverete una risposta a tutti questi dubbi. Affronteremo infatti il tema della videosorveglianza sul luogo di lavoro alla luce delle importanti modifiche introdotte in materia dal Jobs Act (d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151), il quale ha di fatto ampliato le possibilità di utilizzo di tale strumento da parte del datore di lavoro.

L’esame dell’argomento non può prescindere da una breve spiegazione delle norme generali sulla videosorveglianza, così come indicate dal garante della privacy con provvedimento dell’8 aprile 2010 (che trovate in versione integrale qui). Ci soffermeremo in particolare sulla necessaria informativa che deve essere fornita in caso di accesso in luoghi videosorvegliati (questo il modello di cartellonistica da esporre in tali ambienti) e sul tempo e sulle modalità di conservazione delle immagini così acquisite.

Proseguiremo poi con l’indicazione delle disposizioni specifiche in materia di videosorveglianza sul luogo di lavoro, individuando che cosa è davvero cambiato per il datore di lavoro con l’avvento del Jobs Act. Nello specifico, vedremo quali sono le esigenze che giustificano l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza nell’ambiente lavorativo e quali autorizzazioni richiedere prima di procedere con l’installazione.

Il tutto con un occhio puntato anche sulla giurisprudenza della Corte di Cassazione che è intervenuta sul tema con un’importante pronuncia relativa al consenso informato prestato dai lavoratori (che trovate spiegata nel podcast e disponibile integralmente qui).

Per tutte le indicazioni sulla normativa in materia e sulle corrette procedure da seguire prima e dopo l’installazione degli impianti, ascoltate il nostro podcast.

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Focus sui sistemi di localizzazione satellitare GPS e sull’autorizzazione all’installazione.

Per quanto riguarda l’installazione di apparecchiature di localizzazione GPS, segnaliamo il recentissimo intervento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che, con la circolare n. 2/2016 (scaricabile qui), ha modificato la precedente interpretazione dell’art. 4 l. 300/1970 fornita fino a quel momento dalla Direzione Interregionale del Lavoro di Milano.

Quest’ultima, esprimendo espresso parere sul punto, aveva ritenuto che l’auto aziendale, comprensiva del sistema GPS installato, dovesse essere necessariamente considerata strumento di lavoro e che, come tale, non fosse necessaria alcuna richiesta di autorizzazione per la relativa installazione.

L’INL, al contrario, con la circolare sopra citata, ha evidenziato che il sistema di geolocalizzazione è in realtà elemento aggiuntivo rispetto allo strumento di lavoro, non utilizzato in via primaria per rendere la prestazione lavorativa, e pertanto può essere installato solo previa autorizzazione sindacale o amministrativa.

Solo in casi del tutto particolari, l’INL riconosce il sistema GPS come vero e proprio strumento di lavoro e rende pertanto applicabile l’esenzione di cui al comma 2 dell’art. 4 l. 300/1970. Si tratta nello specifico delle ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere resa senza ricorrere all’uso di tali strumenti ovvero

l’installazione sia richiesta da una specifica normativa (come ad esempio nel caso di trasporto di portavalori superiore ad Euro 1.500.000,00).

Per quanto riguarda la procedura necessaria per ottenere l’autorizzazione all’installazione dei GPS, il Ministero del Lavoro ha pubblicato il modello unificato di autorizzazione (scaricabile qui), predisposto alla luce delle importanti novità normative apportate in materia dal Jobs Act ed al fine di superare la frammentazione delle modulistiche in uso presso le singole direzioni territoriali delle diverse Regioni.

Nello specifico, il modello è pensato sia per la richiesta di autorizzazione all’installazione di apparecchiature di videosorveglianza, sia per quella relativa all’utilizzo di impianti e apparecchiature di localizzazione satellitare GPS a bordo di automezzi aziendali.

Il modulo deve essere presentato prima dell’installazione delle telecamere e/o del sistema GPS e deve essere sottoscritto dal legale rappresentante dell’impresa o dell’ente. Va obbligatoriamente compilato in modalità digitale cliccando sugli appositi spazi e successivamente inviato all’indirizzo di posta elettronica o PEC dell’ufficio della Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio.

Contiene delle dichiarazioni di atto di notorietà ai sensi del D.P.R. n. 445/2000 che, nel caso di dichiarazioni mendaci, possono comportare responsabilità penali.

Devono essere indicate le finalità dell’installazione delle apparecchiature, rientranti nelle esigenze ritenute ammissibili dall’art. 4, l. 300/1970 (così come approfondite all’interno del podcast), nonché devono essere specificati: l’attività della ditta, il numero di dipendenti e l’assenza di rappresentanze sindacali aziendali o il mancato accordo con le stesse per l’installazione.

All’interno del modulo in oggetto, il titolare dell’ente è tenuto a dichiarare, fra l’altro, che le apparecchiature consentiranno un angolo di ripresa che inquadri esclusivamente, salvo casi eccezionali, le parti dei locali più esposte a rischi connessi con le esigenze di cui all’art. 4 l. 300/1970 e dalle quali potrà derivare accidentalmente ed occasionalmente un controllo a distanza dei lavoratori. Naturalmente le telecamere non potranno riprendere luoghi riservati esclusivamente ai lavoratori (come ad esempio spogliatoi o servizi). Le immagini acquisite, salvo ipotesi eccezionali, non potranno essere conservate per più di 24 ore, né diffuse, tranne in caso di consegna all’Autorità Giudiziaria per l’accertamento di ipotesi di reato.

Viene poi indicata in dettaglio tutta la documentazione da allegare alla richiesta di autorizzazione (del sistema di videosorveglianza e/o delle apparecchiature GPS). Per quanto riguarda i sistemi di ripresa video, nello specifico, sono necessarie:

  • la planimetria in triplice copia dei locali ove sarà installato l’impianto;

  • una dettagliata relazione tecnico-descrittiva sulla gestione e l’utilizzo dell’impianto di videosorveglianza, sempre in triplice copia;

  • due marche da bollo da 16,00 (una per l’istanza ed una per il provvedimento), da consegnarsi entrambe a mano all’ufficio della Direzione Territoriale del Lavoro presso il quale è stata inviata la richiesta;

  • per comprovare l’autenticità della firma, dovrà altresì essere allegata la fotocopia di un documento di identità in corso di validità del dichiarante.

Materiali:

  1. Normativa Garante Privacy dell’8.4.2010

  2. Modello cartellonistica

  3. Sentenza Cass. n. 22611/2012

  4. Modello unificato autorizzazione installazione impianti di videosorveglianza

  5. Circolare INL . 2/2016

    pubblicato il 23 novembre 2016