Il diritto di ritenzione nei contratti di trasporto e di deposito: uno strumento di (auto)tutela in più per alcuni specifici creditori – Ep. 25

Ep. 25 – Il diritto di ritenzione nei contratti di trasporto e di deposito

MCM Il podcast di diritto per le piccole e medie imprese

Avete effettuato un trasporto per un cliente che poi non ha provveduto a saldare la spedizione? Oppure vi è capitato di avere in deposito della merce, ma di non aver ricevuto il pagamento per il deposito concesso? In casi come questi, esiste uno specifico strumento giuridico che vi può aiutare ad ottenere più facilmente il pagamento di quanto dovuto.

Nel corso di questa nuova puntata di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi parleremo del diritto di ritenzione, ovvero quel diritto concesso ad alcuni tipi di creditori di trattenere a sé una cosa che avrebbero invece dovuto restituire al proprietario-debitore, fino a quando quest’ultimo non abbia eseguito il pagamento del dovuto.

Per sapere nel dettaglio chi può essere titolare di questo diritto e come poterlo esercitare, ascoltate il nostro podcast!

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Finanziamenti per PMI

Nella puntata di oggi vi presentiamo il bando “Start-up & SME Booster”, uno degli strumenti finanziari dello European Institute of Innovation and Technology, dedicato alle start up e PMI del settore Materiali.

Per saperne di più su questo incentivo, ascoltate il nostro podcast e visitate il sito ufficiale dell’EIT all’indirizzo https://eitrawmaterials.eu/booster-call/.

Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale dell’episodio n. 25 – Il diritto di ritenzione nei contratti di trasporto e deposito.

MJ – Di nuovo benvenuti a tutti voi a questa nuova puntata di MCM il podcast di diritto per le piccole e medie imprese! Il podcast che abbiamo creato ormai più di un anno fa, per offrire a tutti coloro che fanno impresa dei consigli utili, preziose informazioni o anche solo spunti interessanti in materia giuridica, da applicare concretamente in ambito lavorativo.

Io sono Matteo Majocchi, avvocato del foro di Milano e titolare di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari. Il nostro scopo ormai lo conoscete, così come lo stile che ci contraddistingue: non vogliamo annoiarvi con lunghe e complicate analisi giuridiche, ma spiegarvi con un linguaggio semplice e non troppo tecnico alcuni aspetti utili del diritto.

Proprio per questo motivo, vi ricordiamo sempre che per qualunque esigenza di approfondimento o qualora abbiate bisogno di supporto su una questione specifica potete contattarci ai recapiti che trovate sul nostro sito www.studiolegalemcm.it oppure scrivendo una mail direttamente all’indirizzo podcast@studiolegalemcm.it

Ma entriamo ora nel vivo della puntata di oggi e, per farlo, chiedo subito all’Avv. Michela Schirò, che ha preparato con me questa puntata, di presentare l’argomento di oggi.

MS – Certo Matteo, lo faccio subito. Ma prima, un saluto a tutti anche da parte mia e grazie di essere ancora qui con noi per ascoltare questa nuova puntata del nostro podcast.

Oggi vogliamo parlarvi del diritto di ritenzione, ma prima di spiegarvi che cos’è ed in che cosa consiste questo diritto, credo sia meglio iniziare indicandovi quali soggetti possono essere titolari del diritto di ritenzione.

Per essere titolari di un diritto di ritenzione bisogna innanzitutto essere dei creditori, ovvero dei soggetti che hanno diritto di ricevere un determinato pagamento.

Attenzione però, non tutti i creditori possono essere titolari del diritto di ritenzione, ma solo quei creditori il cui credito derivi da un determinato rapporto giuridico.

Oggi noi parliamo in particolare del diritto di ritenzione che viene concesso dalla legge a quei creditori il cui credito deriva da un contratto di trasporto o da un contratto di deposito; questo perché riteniamo che alcuni aspetti di questi due contratti, ed in particolare il diritto di ritenzione ad essi collegato, possano essere un argomento di interesse per molte Piccole e Medie imprese. Tuttavia, sappiate che vi sono anche altri “tipi di creditori” che sono titolari del diritto di ritenzione. (Tra questi possiamo trovare ad esempio l’albergatore, che gode del diritto di ritenzione sui beni degli ospiti sino a che il conto non sia saldato; oppure il carrozziere, che può esercitare il diritto di ritenzione sul veicolo riparato).

MJ – Ma che cos’è esattamente il diritto di ritenzione? Il diritto di ritenzione è il diritto che ha il creditore di trattenere a sé una cosa che avrebbe invece dovuto consegnare.

Quindi nel contratto di trasporto il diritto di ritenzione è il diritto del vettore (cioè colui che si è occupato del trasporto) che non ha ricevuto il pagamento per il servizio prestato di trattenere il bene trasportato; mentre nel contratto di deposito è il diritto del depositario che non ha ricevuto il pagamento per il deposito di trattenere il bene lasciato in deposito.

Capite bene, quindi, che la ritenzione è uno strumento di tutela (o, meglio di autotutela) del credito.

E la tutela derivante dalla ritenzione si sostanzia in due momenti differenti, con anche due livelli di tutela differenti:

  • il primo grado di tutela consiste nel fatto che – nel momento stesso in cui viene comunicata al debitore l’intenzione di esercitare il diritto di ritenzione – si esercita da subito una pressione psicologica in capo al debitore, il quale, avendo interesse a che il bene oggetto del trasporto o del deposito venga consegnato, sarà più disponibile ad effettuare spontaneamente il pagamento;

  • il secondo grado di tutela, invece, deriva dalla possibilità che ha il creditore di vendere il bene stesso mediante un procedimento di esecuzione forzata avanti l’Autorità giudiziaria. Ciò, naturalmente, al fine di soddisfare (in tutto o in parte) il proprio credito attraverso il ricavato della vendita.

MS – I più tecnici di voi avranno già capito che il diritto di ritenzione – proprio per questa sua caratteristica di poter arrivare a vendere il bene oggetto di ritenzione – si sostanzia in un privilegio speciale che il creditore di fatto ottiene sulle cose trasportate o depositate.

Il privilegio significa che il vettore e il depositario sono favoriti per legge rispetto ad altri eventuali creditori in caso di vendita / esecuzione sul bene oggetto del trasporto o del deposito. Quindi, anche in presenza di più creditori dello stesso debitore, in caso di vendita di quello specifico bene, il vettore ed il depositario saranno favoriti nella distribuzione del ricavato. In poche parole, il loro crediti verranno soddisfatti prima degli altri.

Attenzione! La norma di riferimento, ovvero l’art. 2761 c.c., prevede che questo privilegio speciale possa ricadere solo sui beni trasportati o depositati, ovvero su quelli che sono l’oggetto stesso del trasporto o del deposito da cui deriva il credito non ancora soddisfatto, e finchè queste rimangono presso di loro. Vengono, quindi, stabilite ben due condizioni necessarie perché si possa parlare di privilegio speciale: la prima è che il bene oggetto della ritenzione sia lo stesso bene che è stato oggetto del trasporto o del deposito da cui è derivato il credito; e la seconda è che quel bene sia rimasto nella disponibilità del vettore o del depositario, da interpretarsi questa come disponibilità diretta, ma anche indiretta (ad esempio quando il creditore si avvale di subvettori o di depositari terzi). L’importante è che le cose non siano ancora entrate nella disponibilità del destinatario o del depositante.

Quindi, riassumendo un attimo i requisiti sinora visti, perché si possa parlare di diritto di ritenzione nei contratti di trasporto e deposito, è necessario:

  • che vi sia un diritto di credito del trasportatore-depositario;

  • che il credito sia dipendente dal contratto di trasporto-deposito;

  • che vi sia connessione tra questo credito ed i beni sui quali si intende esercitare la ritenzione;

  • che il trasportatore-depositario mantenga la disponibilità del bene.

MJ – Vediamo alcune implicazioni pratiche (che si possono avere soprattutto nell’esecuzione del contratto di trasporto). E’ importante soffermarsi sul terzo requisito che Michela ha appena citato, quello relativo al rapporto di dipendenza/connessione che deve sussistere tra il credito ed i beni sui quali si intende esercitare la ritenzione.

Nella prassi, infatti, è molto raro che il pagamento avvenga prima dell’integrale esecuzione del contratto di trasporto (o contestualmente all’esecuzione dello stesso).

Molto più spesso, infatti, viene previsto un termine di pagamento successivo alla riconsegna dei beni, e quindi, in questo caso, i crediti si riferiscono per forza di cose a prestazioni pregresse, relative a cose già restituite.

La norma avrebbe quindi scarsa applicazione pratica laddove il diritto di ritenzione fosse ammesso solo sui beni inerenti i trasporti per il quali il credito è maturato (questa era in realtà proprio l’interpretazione che i giudici davano inizialmente, sulla base di una interpretazione letterale della norma).

L’attuale orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte ha, invece, stabilito che il diritto di ritenzione è esercitabile anche su cose oggetto di un trasporto diverso da quello per cui è sorto il credito, a patto che i singoli trasporti costituiscano esecuzione di un unico contratto.

In presenza di un unico contratto, quindi, il trasportatore può esercitare il diritto di ritenzione anche su beni diversi da quelli oggetto del singolo trasporto per il quale è sorto il credito.

In considerazione di quanto ho appena detto, per chi svolge attività di trasporto, vi sono alcuni aspetti pratici da tener presente nella redazione dei contratti. Le clausole contrattuali, infatti, se redatte con attenzione, possono ridurre il rischio di contestazioni pretestuose laddove vi sia un rapporto di durata; ovvero quando il trasportatore effettua numerosi trasporti a favore dello stesso soggetto. In questo caso è bene stipulare un contratto quadro (che regoli un numero indefinito di trasporti in un dato arco temporale, oppure anche un numero definito di trasporti) che dia atto di tale rapporto di durata, così che poi ogni singolo trasporto concretamente effettuato possa essere riconducibile a tale contratto quadro.

MS – Ma vediamo ora, nella pratica, come esercitare il diritto di ritenzione.

La procedura è molto semplice: basta inviare al debitore una diffida di pagamento (entro un termine ritenuto congruo, ad esempio 8 giorni dal ricevimento), da inoltrare mediante raccomandata a/r.

Nella diffida bisogna specificare: (a) il credito vantato (ovvero sia l’importo dovuto che il riferimento del contratto da cui scaturisce il credito) e (b) i beni sui quali si intende esercitare il diritto di ritenzione.

Laddove poi il pagamento da parte del debitore non dovesse pervenire, allora si attiva la fase esecutiva per la vendita dei beni, seguendo le regole stabilite dal codice civile per la vendita del pegno di cui agli artt. 2797 ss. c.c..

Prima di procedere con la vendita dei beni, l’Ufficiale Giudiziale, su richiesta della parte, notifica un atto di intimazione al pagamento, con l’avvertimento che in mancanza di pagamento si procederà alla vendita.

L’intimazione deve contenere:

  • l’indicazione delle generalità delle parti (con dichiarazione di residenza del creditore);

  • l’espressa menzione del bene che si intende vendere.

Al ricevimento dell’intimazione il debitore può proporre opposizione entro 5 giorni, laddove contesti il diritto del creditore o irregolarità formali degli atti del procedimento.

In mancanza di pagamento o di opposizione si procede con la vendita.

Possono essere compratori anche il creditore che ha esercitato il diritto di ritenzione, il debitore od il terzo proprietario.

La somma ricavata dalla vendita è consegnata al creditore richiedente, che la fa propria, salvo conguaglio.

Se il ricavato dalla vendita è inferiore all’importo del credito per cui si procede il creditore procedente ha diritto alla differenza.

Se il ricavato netto è superiore il debitore ha diritto a ricevere la differenza.

In alternativa alla vendita, il creditore può domandare al Giudice che il bene gli venga assegnato in pagamento, fino alla concorrenza del debito, secondo la stima da farsi con perizia o secondo il prezzo corrente, se la cosa ha un prezzo corrente.

Prima di concludere con l’argomento di oggi, vorrei porre la vostra attenzione sul fatto che, con riferimento al contratto di trasporto, i crediti che godono del privilegio sono, oltre a quelli dipendenti dal contratto di trasporto, anche quelli per le spese d’imposta che sono state eventualmente anticipate dal vettore.

MJ – Come di consueto, prima di darvi appuntamento alla prossima puntata vogliamo presentarvi un nuovo interessante bando di finanziamento rivolto a Start-up e PMI.

Si tratta dello “Start-up & SME Booster”, uno degli strumenti finanziari dello European Institute of Innovation and Technology, dedicato alle start up e PMI del settore Materiali.

Nello specifico, si tratta di un finanziamento di importo massimo di Euro 60.000,00 per progetti di:

  • studio di fattibilità

  • validazione del mercato e test pilota, preferibilmente con i partner di EIT Materials

  • espansione del mercato preferibilmente attraverso servizi dell’EIT Materials e della sua rete di partner

Le aree tematiche di maggiore interesse sono, fra le altre: soluzioni per l’estrazione di materiali in ambienti difficili; aumento dell’efficienza delle risorse nei processi minerari e metallurgici; riciclo e circular economy; soluzioni per la sostituzione di materiali critici e tossici nei prodotti.

Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 31 marzo 2018 per progetti che dovranno concludersi preferibilmente entro la fine dell’anno.

Bene, adesso è davvero tutto. Mi auguro che l’argomento sia stato ancora una volta di vostro interesse e che possiate aver appreso qualcosa di utile.

Io e l’Avv. Schirò vi ringraziamo come di consueto per l’attenzione e, se vi è piaciuta questa puntata, vi invitiamo a condividerla con i vostri colleghi, amici e familiari e a lasciarci i vostri commenti e le vostre recensioni su Itunes e Spreaker.com in modo tale da farci sapere cosa ne pensate del nostro progetto.

Qualora poi aveste qualche domanda o voleste anche solo suggerirci un argomento da trattare vi invitiamo a scriverci all’indirizzo podcast@studiolegalemcm.it.

Vi saluto e vi do appuntamento, fra un paio di settimane, con un altro interessantissimo episodio di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese.

Arrivederci!

pubblicato il 14 febbraio 2018