Divieto di pagamento delle retribuzioni in contanti – Ep. 29

Ep. 29 – Divieto di pagamento delle retribuzioni in contanti

MCM Il podcast di diritto per le piccole e medie imprese

Finora avete sempre provveduto al pagamento della retribuzione dei vostri dipendenti in contanti? Attenzione, dal prossimo 1° luglio non sarà più possibile farlo!

La nuova legge di Bilancio 2018 ha infatti introdotto l’obbligo per i datori di lavoro e committenti privati di provvedere al pagamento delle retribuzioni con mezzi tracciabili, escludendo quindi in maniera assoluta l’utilizzo di denaro contante.

Nel corso della ventinovesima puntata di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese vi spiegheremo nel dettaglio che cosa prevede la nuova normativa e cosa fare per adeguarsi e non essere soggetti a sanzioni.

Scarica ed ascolta il podcast su iTunes!

Scarica ed ascolta il podcast su Spreaker!

Finanziamenti per PMI

Nella puntata di oggi vi presentiamo “Resto al Sud, l’incentivo di Invitalia che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno.

Per saperne di più su questo incentivo, ascoltate il nostro podcast e visitate il sito ufficiale di Invitalia all’indirizzo http://www.invitalia.it/site/new/home/cosa-facciamo/creiamo-nuove-aziende/resto-al-sud.html.

 

Materiali di approfondimento:

  1. Estratto legge di Bilancio 2018 (c. 910 – 914)

Non hai voglia di ascoltare il podcast ma sei comunque interessato all’argomento?

Nessun problema! Qui sotto puoi trovare la trascrizione integrale dell’episodio n. 29 – Il nuovo divieto per retribuzioni in contanti in vigore dal 1° luglio.

MJ – Benvenuti ad una nuova puntata di MCM il podcast di diritto per le piccole e medie imprese!

Io sono Matteo Majocchi avvocato del foro di Milano e socio fondatore di MCM Studio Legale Associato Majocchi Cavajoni Molinari e ci tengo ancora una volta a ringraziare tutti voi che ci seguite ormai da più di un anno e ci spingete a continuare a portare avanti con entusiasmo questo progetto.

Per chi invece fosse all’ascolto per la prima volta, lasciatemi spendere solo due parole per presentare il nostro podcast: ogni puntata ci proponiamo di fornire delle “pillole di diritto” dal taglio pratico a chi non si occupa di questo nella vita, in particolare a chi gestisce uno o più aspetti di un’impresa, per permettergli così di scoprire aspetti utili ed interessanti del diritto da applicare concretamente nel lavoro.

Vi ricordo come sempre che, proprio in ragione dello scopo che ci prefiggiamo e del pubblico a cui ci rivolgiamo, il linguaggio utilizzato non sarà strettamente tecnico, in modo da permettere anche a chi non è del settore di comprendere appieno ciò di cui parliamo.

Oggi sono qui con l’Avv. Elisa Consonni e vogliamo parlarvi di una novità legislativa che sicuramente cambierà le abitudini di molti datori di lavoro.

EC – Benvenuti anche da parte mia!

Sì, Matteo, penso che l’argomento di oggi potrà interessare da vicino tutti i nostri ascoltatori, perché parliamo di una nuova modifica normativa che ha introdotto il divieto assoluto per i datori di lavoro e i committenti privati di provvedere al pagamento delle retribuzioni tramite denaro contante.

Questo divieto è stato introdotto dalla legge di Bilancio 2018 (di cui trovate un estratto sul nostro sito internet www.studiolegalemcmcm.it all’interno della sezione podcast fra i materiali di approfondimento legati alla puntata odierna). Sarà in vigore dal 1° luglio 2018 ed imporrà a tutti i datori di lavoro e committenti privati di individuare modalità e forme di pagamento che escludano l’uso del contante.

Più nello specifico, il comma 910 della legge di bilancio 2018, disciplina esattamente quali sono le uniche modalità ammissibili per il pagamento della retribuzione spettante ai lavoratori da parte dei datori di lavoro e dei committenti, così come di ogni eventuale anticipo di retribuzione.

A partire dal prossimo 1 luglio, saranno ammesse solo ed esclusivamente, quali forme di pagamento, il bonifico bancario sul conto corrente del lavoratore; oppure gli strumenti di pagamento elettronico come ad esempio gli assegni elettronici o le carte di credito o il bancomat); oppure ancora l’assegno, bancario o circolare, consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato.

Vi sarebbe poi anche la possibilità del versamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

Come potete facilmente intuire, la norma rende ammissibili solo ed esclusivamente i pagamenti tramite mezzi tracciabili e, proprio per questo, vieta l’utilizzo di denaro contante.

Una specifica ulteriore è poi contenuta al comma 912, dove si stabilisce espressamente che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione, prova che quindi dovrà essere fornita con altri mezzi, come per esempio, tramite la copia del bonifico bancario effettuato.

MJ – Quest’ultimo comma, il 912, è importante anche per un ulteriore motivo, perché ci dice quali sono i rapporti di lavoro interessati da questo nuovo divieto.

E possiamo quindi apprendere che il divieto di pagamento delle retribuzioni in contanti si applicherà in particolare ai rapporti di lavoro subordinato (indipendentemente dalla tipologia, che si tratti di lavoro a tempo pieno, part time, apprendistato e via dicendo); ai rapporti di lavoro originati da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; e, infine, ai contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci, in qualsiasi forma.

Vediamo che la norma parla espressamente di rapporti di lavoro o comunque di collaborazione coordinata e continuativa.

Pertanto, la disposizione legislativa sembra voler lasciare fuori dal nuovo obbligo tutti i pagamenti di altre forme di reddito che non derivano da rapporti di lavoro propriamente detti. Sto parlando ad esempio delle borse di studio, dei compensi per l’attività di amministratore di società, o ancora del pagamento di compensi per il lavoro autonomo occasionale (è il caso dei contratti d’opera).

Ma dobbiamo anche capire se questa disposizione vale proprio per tutti i rapporti di lavoro subordinato oppure se ci sono delle esclusioni.

Ecco che la nuova norma esclude espressamente dall’obbligo di pagamento con mezzi tracciabili i contratti per gli addetti ai servizi familiari e domestici: in sostanza, colf e badanti potranno ancora essere remunerati in contanti.

In realtà, restano esclusi dall’obbligo in questione anche i rapporti di lavoro instaurati con le Pubbliche Amministrazioni, ma in questo caso perché esiste già un divieto di effettuare pagamenti di retribuzioni o compensi in denaro contante se l’importo però supera i mille euro – ed è il divieto previsto dall’art. 2 comma 4 ter del Decreto Legge 138/2011.

Quindi, nell’ambito delle Amministrazioni Pubbliche, i pagamenti delle retribuzioni in contanti potranno ancora essere effettuati per tutti quegli importi che non superano i mille euro.

E’ bene altresì rilevare che la formulazione letterale della norma sembra permettere di continuare ad effettuare pagamenti in contante per tutte quelle somme che non rappresentano fiscalmente o previdenzialmente retribuzione, come ad esempio i rimborsi spese per trasferte e/o trasferimenti, oppure i rimborsi di eventuali anticipi di spese per conto del datore di lavoro anche per finalità diverse dalla trasferta. Interpretazione che peraltro è stata recentemente confermata anche dall’Ispettorato del Lavoro.

EC – Vorrei ora provare a rispondere ad una domanda che forse tanti all’ascolto si stanno facendo; ovvero cosa rischia chi non si adegua? Per chi viola l’obbligo in questione la legge ha previsto l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie da mille a 5 mila euro per il datore di lavoro o committente. La legge non specifica se tale sanzione si applicherà per ogni singola retribuzione corrisposta con mezzi non tracciabili o per ogni singolo lavoratore, tuttavia l’opinione prevalente è che la norma preveda una sanzione unica, che si  riferisce alla totalità dei rapporti di lavoro, quindi indipendentemente dal numero di violazioni.

In ogni caso, è stato previsto comunque un arco di tempo – diciamo così – di tolleranza di 180 giorni dall’entrata in vigore della norma: le violazioni commesse durante questo periodo, quindi, non comporteranno l’applicazione delle sanzioni appena descritte.

MJ – Vi ricordo infine che questa nuova normativa si affianca al generale divieto di uso del contante previsto dall’articolo 49, comma 1, del Dlgs 231/2007, che attualmente limita il trasferimento di denaro contante per importi pari o superiori a 3mila euro.

Le due norme vanno quindi coordinate.

Quindi, nonostante il Dlgs 231/2007 vieti i pagamenti in contanti sopra i 3 mila euro e, conseguentemente, consenta l’uso del contante per importi inferiori, sarà comunque impedito – in forza del nuovo divieto introdotto dalla legge di Bilancio 2018 – l’utilizzo del contante per il pagamento delle retribuzioni, ad eccezione del settore pubblico e ad eccezione del pagamento di colf e badanti.

EC –  Bene, anche per oggi siamo quasi arrivati al momento di salutarci, ma prima vogliamo come al solito presentarvi una nuova opportunità di finanziamento per la Vostra Piccola o Media Impresa.

In particolare vogliamo parlarvi di Resto al Sud, l’incentivo di Invitalia che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno.

In particolare, le agevolazioni sono rivolte ai giovani tra 18 e 35 anni, residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della presentazione della domanda di finanziamento oppure che trasferiscano la residenza in una di queste regioni dopo la comunicazione di esito positivo.

Sono ammesse al finanziamento le iniziative imprenditoriali rivolte a:

  • produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura

  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone

  • turismo

Sono invece escluse dal finanziamento le attività agricole, libero professionali e il commercio.

Sono ammissibili le spese per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili, per l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e programmi informatici e per le principali voci di spesa utili all’avvio dell’attività.

Il finanziamento copre il 100% delle spese ammissibili e consiste in:

  • un contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo

  • ed un finanziamento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi

Qualora foste interessati, potete trovare tutte le informazioni aggiuntive su questo incentivo sul sito ufficiale di Invitalia.

MJ – Anche per oggi abbiamo concluso.

Vi ringrazio come sempre per averci ascoltato e vi invito a darci il vostro feedback lasciando un commento e la vostra recensione su Itunes e Spreaker. Se la puntata vi è piaciuta, vi invito poi a condividerla sui vostri profili, per permettere anche ai vostri colleghi, amici e familiari di scoprire qualcosa di più sul mondo del diritto.

Vi ricordiamo come di consueto che per qualunque esigenza di approfondimento o qualora abbiate bisogno di supporto su una questione specifica potete contattarci ai recapiti che trovate sul nostro sito www.studiolegalemcm.it oppure scrivendo una mail direttamente all’indirizzo podcast@studiolegalemcm.it

Prima di salutarvi, vi segnalo che fra due settimane ci prenderemo una piccola pausa per festeggiare il 25 aprile e pertanto, troverete online la prossima puntata del podcast nella giornata di mercoledì 2 maggio!

Ora è davvero tutto, vi saluto e vi do appuntamento alla prossima puntata di MCM Il podcast di diritto per le Piccole e Medie Imprese.

pubblicato l’11 aprile 2018